Addio a Bersellini. Il ricordo del “sergente di ferro”.
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Addio a Bersellini. Il ricordo del “sergente di ferro”.

Si sono svolti oggi  a Prato i funerali di Eugenio Bersellini, scomparso domenica all’età di 81 anni nella città toscana. Nella sua carriera di allenatore due esperienze al Como, tra 1971 e 1973 e nella stagione 1990-1991 in serie C. Con l’Inter conquistò uno scudetto nel 1980 e due Coppa Italia. Tra le altre ha anche guidato Sampdoria, Bologna, Fiorentina, Ascoli, Pisa e Torino. 

Il ricordo di Marco Guggiari, vicedirettore del Corriere di Como

Si può dire che fu il Como a lanciare Eugenio Bersellini come allenatore di successo, destinato poi a conquistare uno scudetto e tre Coppe Italia con Inter e Sampdoria.
Chi scrive ha tre nitidi ricordi del “sergente di ferro”, come fu unanimemente definito quell’allenatore esigente e deciso.
Il primo riguarda il biennio di serie B 1971-1973 (Bersellini tornò al Como in C1 molto più avanti, nella stagione 1990-’91).
All’epoca gli allenamenti degli azzurri, con partitella in famiglia, si svolgevano il giovedì pomeriggio allo stadio Sinigaglia. Il pubblico poteva assistervi in tribuna coperta. Gli ordini urlati ai suoi uomini dal trainer di Borgotaro erano uno spettacolo nello spettacolo. Era, per esempio, un crescendo di decibel l’incitamento a fare quanto preteso rivolto al campioncino Giacomo Libera, poi approdato a Varese e, per un anno, all’Inter. Il grido «Libera… Liberaaa…. Liberaaaaa!», risuona ancora nelle orecchie.
Secondo episodio. In campionato Bersellini era solito far entrare come tredicesimo, a una manciata di minuti dalla fine, la piccola e talentuosa ala sinistra Alessandro Turini (poi passato al Milan, senza troppo successo). Il mister imponeva un lungo riscaldamento a bordo campo, che mal si conciliava con l’attesa del pubblico di vedere Turini all’opera. In un’occasione, in pieno inverno, con i tifosi inferociti per quel temporeggiare con il risultato fermo sullo 0-0, l’attaccante venne fatto entrare e subito segnò il gol partita. Sinigaglia in visibilio con Bersellini che, per tutta risposta, paonazzo per gli insulti ricevuti dagli impazienti, raccolse alla bell’e meglio la neve caduta nei giorni precedenti e ammonticchiata fuori dal perimetro di gioco, l’appallottolò e la lanciò rabbiosamente verso la tribuna. Un uomo sanguigno e di carattere…
Ma anche un uomo con valori autentici. Ed ecco il terzo ricordo: vent’anni dopo, in occasione del suo ritorno a Como, partecipò volentieri a un incontro di Quaresima Giovani in quel di Sagnino. Chi scrive era il moderatore della serata, con più interlocutori. Bersellini diede una lezione a tutti sull’essere e sull’apparire, stigmatizzando un suo calciatore che – raccontò – se non giocava gli si rivolgeva lamentandosi: «Sa mister, per la mia immagine…».
I tempi erano evidentemente già cambiati, nel calcio e nella vita. Eugenio Bersellini no.
Marco Guggiari

19 settembre 2017

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