Addio Carla, Como piange la sua Musa

Oggi alle 10 in Duomo i funerali della scrittrice morta mercoledì sera a 110 anni
Verranno celebrati alle 10 di oggi in Duomo a Como i funerali di Carla Porta Musa, la scrittrice comasca morta mercoledì sera all’ospedale Valduce, all’età di 110 anni. Un personaggio che ora Como ha il dovere di ricordare nel migliore dei modi. La “Famiglia Comasca” si è già mobilitata, in merito.
Nata appena dopo l’alba del Novecento – nel 1902, il 15 di marzo – ha attraversato da protagonista ben undici decenni. Ha vissuto la Belle Époque e l’affondamento del Titanic, le avventure colonialiste dell’Italia in Libia e nel Dodecanneso, due conflitti mondiali, le rivoluzioni comuniste e fasciste, il boom economico che ha trasformato l’Italia da paese di contadini (oltre che di santi, navigatori e poeti) in una delle potenze industriali del “Secolo breve”, come viene spesso chiamato il Novecento, gli anni della globalizzazione. Ha visto 9 pontefici, da Leone XIII a Benedetto XVI.
Una vita in cui la penna, il libro, l’arte del raccontare – e prima ancora, dell’osservare, con gli occhi e soprattutto con il cuore – sono stati i caratteri principali. La sua prima biblioteca gliela regalò il padre, Enrico Musa, noto ingegnere milanese e fondatore del benemerito Istituto Carducci, quando aveva solo sei anni. Gli studi nei migliori collegi europei – in Svizzera, in Inghilterra, a Parigi – le hanno lasciato come marchio inconfondibile l’amore per il bon ton e per lo stile (qualità quanto mai rare oggigiorno), e una personalità arguta.
Poco più che ventenne, si lanciò a formare un circolo letterario nella propria abitazione, secondo la migliore tradizione dei salotti culturali: i “Lunedì letterari”. Ribaditi, dal dopoguerra, con i “Venerdì” al Carducci e poi in Biblioteca. A Como ha dedicato un grande numero di pagine e racconti, descrivendo i suoi colori e profumi, lasciando trasparire da ogni sua parola l’amore per la sua città, «così materno, fraterno, filiale da farmela desiderare perfetta, anche nel suo aspetto esteriore, cioè “fisico”», come scrisse nel 1964.
Parole poi raccolte nel libro Lampi al Magnesio, pubblicato da Nodo Libri nel 2001: 58 diversi racconti e aneddoti su Como e la sua gente, uno straordinario spaccato di come questa città sia cambiata e si sia trasformata nell’arco di poco meno di quaranta anni – dal 1955 al 1991. Una città, in quegli anni in cui Carla comincia la raccolta di note e appunti, aneddoti e racconti, tutta intenta e concentrata a lavorare, a produrre, ma che non mancava del suo lato romantico. «La Como delle barche», quelle barche «che ad ogni primavera riappaiono verniciate a nuovo, coi soliti nomi ormai familiari». «E i barcaioli sempre lindi, vestiti d’azzurro come spesso è azzurro anche d’inverno questo nostro cielo. I barcaioli che sanno parlare un poco il francese, il tedesco, l’inglese. Lo imparano alle scuole serali, e imparano soprattutto – ma non a scuola, nelle loro case, per tradizione ormai – a essere gentili: con una loro dignità che non è servilismo».

Franco Cavalleri

Nella foto:
Carla Porta Musa in un ritratto scattato nel suo studio, nella casa di via Pessina dove ha vissuto con il marito Giannino, noto pediatra, e dove ha scritto molti romanzi

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