Adesso il governo ticinese è sotto accusa. Clamoroso mea culpa: «Abbiamo sbagliato»

Bandiera Svizzera

Processo al governo ticinese, che ha sottovalutato il problema della diffusione del Coronavirus.
Drammatica conferenza stampa, ieri pomeriggio, del consiglio di Stato a Bellinzona. Con i ministri loro malgrado costretti a spiegare perché in Ticino si siano fatte scelte del tutto errate, a partire dalla mancata chiusura delle scuole, misura peraltro che l’Ordine dei medici del cantone invocava da giorni.

«Inizialmente ci ridevano addosso», ha detto il medico cantonale Giorgio Merlani, riferendosi alle autorità sanitarie di Berna. Come dire, avremmo voluto fare diversamente, ma non abbiamo potuto.
Colpa di altri, quindi. E in particolare di Daniel Koch, definito dal socialista Manuele Bertoli, titolare del dipartimento Istruzione, la «massima autorità svizzera in materia di malattie trasmissibili. Il dottor Koch ci ha chiesto di tenere aperte le scuole dell’obbligo come mezzo per ridurre le ospedalizzazioni. Gli specialisti ticinesi ci dicevano qualcosa di opposto. Di fronte a questa indicazione da parte della Confederazione, il governo sarebbe stato arrogante a prendere una decisione diversa. Noi ci siamo trovati come il paziente davanti a due medici: uno che dice di operare e uno no. E in questo caso a chi credi? Abbiamo dato fiducia a Koch».

Un ragionamento che potrebbe anche starci, pure perché sicuramente assunto in buona fede. Ma che contraddice, o quantomeno si scontra, con le parole che lo stesso Bertoli ha usato ieri in un’intervista pubblicata in terza pagina dal Corriere del Ticino. A proposito delle scelte italiane, diverse da quelle svizzere e ticinesi, Bertoli – che fino a poche ore fa difendeva in tutti i modi l’apertura delle scuole, ha infatti detto: «La nostra non è stata una decisione campata in aria, ma ragionata e dettata da persone altamente qualificate e specializzate. È logico, dunque, che il consiglio di Stato abbia seguito le raccomandazioni dell’Ufficio federale della sanità. Non abbiamo voluto certo fare come il governo di Giuseppe Conte in Italia, che ha deciso di prendere il provvedimento della chiusura totale di tutte le scuole contro il parere del comitato scientifico».

Adesso, ha detto sempre Bertoli, «le condizioni sono cambiate. Ci stiamo gradualmente adattando alla situazione giorno per giorno. Siccome, in questo contesto, la chiusura delle scuole dell’obbligo può essere utile per combattere il contagio, abbiamo deciso di conseguenza».

Una considerazione del tutto simile a quella del ministro svizzero della Sanità, Alain Berset, che ieri mattina ha detto: «Le misure sono adottate a seconda del momento. Ora la situazione è cambiata. E anche i Paesi limitrofi hanno rivisto la loro posizione».

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