Agosto, (brutte) cartoline da Como. Gli angoli dimenticati del centro

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Il volto peggiore dell’estate
L’immagine turistica del capoluogo sporcata da troppa sciatteria

Finalmente si rivede il lago. L’abbattimento della palizzata di legno sul Lungo Lario Trieste sembra aver risvegliato i comaschi. Comaschi e turisti si sono infatti improvvisamente riappropriati di una parte di città a lungo dimenticata. La sorpresa nel poter ammirare nuovamente quanto da anni veniva celato, però, ha distolto dalla realtà di una città che non si limita esclusivamente al lungolago. E così, aggirandosi per Como, non si possono non notare alcuni esempi poco consoni a una località

turistica.
Ecco alcune immagini che – in contrasto con le tradizionali cartoline raffiguranti le bellezze di una città – ne mostrano i lati più decadenti. Non si può non partire dall’ingresso in città. Chi arriva in macchina, dopo aver percorso la Napoleona si imbatte, all’imbocco con via Grandi, in un enorme totem pubblicitario di forma circolare sporco e arrugginito. Dove un tempo venivano pubblicizzati gli eventi, le mostre e gli appuntamenti da non perdere in riva al lago, oggi cresce la muffa.
Ai piedi del manufatto, spazzatura ed erbacce. Benvenuti a Como. Senza immettersi in tangenziale – trascurando la desolazione dell’area ex Ticosa – in via Milano colpisce la successione pressoché ininterrotta di locali e negozi vuoti. Una lunga carrellata di insegne “Vendesi” che accompagno il visitatore fino all’autosilo del Tribunale, parcheggio prediletto da chi vuole perlustrare la città murata. Ma subito fuori, nei giardinetti di viale Battisti, bisogna destreggiarsi tra campane dei rifiuti praticamente assediate da sacchi di spazzatura. Pochi metri oltre, gruppetti di senzatetto presidiano le panchine esistenti. Da qui si imbocca la scalinata per scendere nel sottopassaggio che conduce ai piedi di Porta Torre. Cinquanta metri di puro degrado. Una griglia rotta, segnalata da un cartello “Lavori in corso”, graffiti ovunque, e un puzzo opprimente di escrementi rendono la “traversata” sotterranea un vero e proprio incubo da cui scappare.
Tornati alla luce del sole, ecco il centro storico, anche ieri mattina invaso dai turisti. La tradizionale “vasca” mantiene intatto il suo fascino ma chi, ad esempio, avesse improvvisamente bisogno dei servizi igienici è meglio che rinunci a usare quelli dei giardinetti di via Vittorio Emanuele, sbarrati e con una maniglia rotta.
Superata l’emergenza, se si venisse presi dalla tentazione di ammirare la Casa del Fascio e, attraversato viale Lecco, si decidesse di tagliare per i giardini di piazza del Popolo, attenzione agli ingressi. Un accesso è sbarrato con catena e lucchetto, un altro è in parte ostruito da un blocco di granito ancorato al terreno con un filo di ferro arrugginito. La recinzione che si estende sempre su viale Lecco inoltre è in parte pericolante.
Verso i centralissimi Portici Plinio, nella vicina piazza Gobetti, la fontana sovente al centro di polemiche per le incursioni dei vandali è ancora in condizioni pietose. L’acqua non esce, un rubinetto è stato rimosso e sul fondale solo lattine e sigarette. Non resta allora che puntare su piazza Cavour, anticamera del lago. Anche qui, tra tombini maleodoranti e pavimentazione sconnessa non si fa una bella figura. Come poco invitanti sono le fontane a ridosso della strada. Spente, sporche, arrugginite e, almeno all’apparenza, prive di manutenzione da tempo.

Fabrizio Barabesi

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