Al Castello di Monet: dove i quadri diventano (anche) suoni e profumi

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Viaggio nella mostra di Pavia che fa invidia a Como e punta a 65mila visitatori

Gli occhi non bastano. Entrando nelle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, dove è allestita la mostra “Monet, au coeur de la vie”, il visitatore deve prepararsi ad utilizzare, oltre agli occhi, anche le orecchie e il naso, per vivere un’esperienza che, per dirla con le parole degli ideatori, «scandaglia l’anima, porta l’uomo all’emozione zero, all’emozione al suo stato puro».
Inaugurata a metà settembre e destinata a finire a metà dicembre, la mostra sta registrando accessi

record. Per fare un bilancio è presto, ma ci sono le premesse per abbozzare un’analisi e un primo confronto tra l’impennata dell’offerta cultural-artistica di Pavia e la caduta libera avviata invece da Como.
Nel 2012, per Renoir, alle Scuderie sono arrivati 63mila visitatori. L’obiettivo di quest’anno è superare quella soglia. Per raggiungere il traguardo, l’amministrazione comunale di Pavia ha messo a disposizione poche decine di migliaia di euro. Per tutto il resto si è affidata ad “Alef”, una società privata che si accolla onori e oneri – eventuale “buco” compreso – dell’organizzazione della mostra.
«Per noi una mostra non significa solo appendere quadri alle pareti», esordisce Pietro Allegretti, presidente di Alef-cultural project management. Parole che si traducono in realtà già entrando nella prima delle sale dove sono esposte le opere di Monet. Il lavoro dell’artista resta indubbiamente protagonista, ma nell’ambito di un’esperienza complessiva che comprende installazioni, contenuti video, lettere manoscritte dall’artista e persino profumi che contribuiscono a creare l’atmosfera. Sei personaggi fondamentali nella vita dell’artista guidano il visitatore alla scoperta non solo delle opere, ma soprattutto dell’uomo Monet.
«La mostra è uno spettacolo in cui i protagonisti sono le opere – sottolinea Allegretti – che devono dare al pubblico le sollecitazioni necessarie a costruire la figura di un artista. Non ci interessava la carrellata di opere, mai esaustiva e sempre criticabile. Ci interessava il percorso dentro l’anima di un pittore, di uno dei più grandi della storia dell’arte. Umanizzarlo. Cercare di “isolare” le emozioni che Monet è stato capace di trasformare in forme e colori».
Spazio, dunque, alle luci, ai colori, ai suoni, alle immagini, alle voci e persino ai profumi.
«Abbiamo tentato di usare le opere d’arte per raccontare Monet e usare i suoi stati d’animo per comprendere meglio le opere d’arte fisicamente in mostra – dice ancora Pietro Allegretti – Un approccio nuovo. Non una fiera o una brutta copia di una sala di un grande museo. Una mostra da sorseggiare, da degustare, dalla quale lasciarsi prendere, anche abbandonando la razionalità e vivendo solo le stimolazioni olfattive, di suoni, di parole, di capolavori».
Il biglietto della mostra – il riferimento è alla tariffa intera – costa 15 euro e comprende l’audioguida e la web app, oltre all’ingresso alla quadreria dell’Ottocento e alla Collezione Morone dei Musei Civici del Castello Visconteo. Un’aula didattica consente la partecipazione a laboratori e attività creative. Attorno al Castello e alle Scuderie è stato costruito il percorso “Monet in città”, un itinerario alla scoperta di luoghi quali l’orto botanico del 1700, la Basilica di San Michele, la Biblioteca civica Bonetta, i giardini Malaspina, il Ponte Vecchio sul fiume Ticino e la stazione. In ciascuno dei punti di interesse, un totem personalizzato prosegue di fatto il racconto dei personaggi protagonisti all’interno della mostra. Nei fine settimana e nei giorni festivi, l’itinerario può essere affrontato viaggiando su un trenino turistico.
L’intero progetto, conclude Pietro Allegretti, funziona grazie «a una rara ed efficace formula di collaborazione tra pubblico e privato». Una nota di colore, a questo proposito: il caffè ai visitatori lo offre lo sponsor.

Anna Campaniello

Nella foto:
Nell’allestimento delle sale è stata data molta importanza ai colori

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