Al San Teodoro arriva Sandokan

Il Teatro San Teodoro in via Corbetta 7 a Cantù

Un nuovo fine settimana all’insegna dello spettacolo al Teatro San Teodoro di via Corbetta 7 a Cantù. Venerdì 25 gennaio alle  21 lo spettacolo Far East Trip con Giovanni Falzone apre la stagione Musicamorfosi, con la direzione artistica di Saul Beretta. Nel 1968 Duke Ellington vince un Grammy per il Miglior album jazz con Far East Suite, composta dopo un lungo viaggio in India e estremo Oriente. Il 1968 è l’anno dell’esplosione dell’India nell’immaginario musicale occidentale, classico, jazz e pop. Oggi, a 50 anni di distanza, Giovanni Falzone propone la sua originale, energetica e psichedelica lettura che ci farà cavalcare la tigre tra Estremo Oriente e Jazz. Giovanni Falzone, uno dei più interessanti e creativi trombettisti europei rilegge la Far East Suite di Duke Ellington accostando 4 brani della suite originale (A tourist point of view – Blue Bird of Delhi – Blue Pepper) ad altrettanti suoi brani originali concepiti e scritti come omaggio al pensiero musicale del Duca. Ne viene fuori un mix intrigante di old & new jazz con esplosioni di lontano oriente. 

Sabato 26 sempre alle 21 spazio alla prosa con Dialoghi degli dei di Massimiliano Civica (Premio Hystrio 2018 per la regia) della compagnia I Sacchi di Sabbia. Un teatro surreale per esprimere una realtà stereotipata, e irrorarla con una ventata d’aria fresca. È scoppiettante l’incontro fra I Sacchi di Sabbia (plurupremiata compagnia tosco-napoletana) e Massimiliano Civica (Premio Hystrio 2018 per la regia), dissacrante regista della scena contemporanea italiana. A essere rappresentata è la scuola, con il suo corredo di tic, nevrosi e piccole iniquità. Sono ventisei brevi discorsi degli Dèi e degli eroi della religione greca, scritti nel II secolo da Luciano di Samosata, scrittore e retore greco antico di origine siriana, celebre per la natura arguta e irriverente dei suoi scritti satirici. La raccolta fa parte di altre quattro dei cosiddetti Dialoghi (comprendenti discorsi sui morti, sulle creature marine e sulle cortigiane). Ciascun dialogo ha due interlocutori: un dio e un mortale riguardo al destino che è toccato nella maggior parte dei casi all’uomo punito. In altri invece si fa riferimento a determinate situazioni che hanno permesso l’incontro tra la divinità e il mortale. In particolare i “dialoghi” di Luciano si contraddistinguono per la loro scioltezza e capacità di coinvolgere il lettore, catapultandolo in universo totalmente diverso dal mondo religioso e dai miti che fino a quel momento si conoscevano. Infatti tali storie secondo le regole della mitologia erano formate da uno schema ben preciso che implicava l’errore dell’eroe o di un mortale qualsiasi e quindi la sua punizione da parte di una divinità. Luciano nei dialoghi cerca di mettere a luce le opinioni e i sentimenti dei condannati, creando una sorta di seguito di ciascun mito. Lo stile adottato da Luciano è particolarmente semplice e diretto, capace di suscitare risa e stupore di fronte alle narrazioni dei personaggi, ma vi sono anche momenti seri e di riflessione, che non tralasciano tutto sommato nella storia i motivi delle cause e degli avvenimenti dei protagonisti. 

Domenica alle 15 ci sarà poi Sandokan per la stagione “Famiglie”, altra produzione I Sacchi di Sabbia. Il luogo in cui si svolge l’azione è una cucina: attorno ad un tavolo si raccolgono i quattro personaggi che, indossato il grembiule, iniziano a vivere le intricate gesta del pirata malese. Perno dell’azione è l’ortaggio, in tutte le sue declinazioni: carote-soldatini, sedani-foresta, pomodori rosso sangue, patate-bombe, prezzemolo ornamentale. E poi cucchiai di legno come spade, grattugie come cannoni, una bacinella piena d’acqua per il mare del Borneo, scottex per cannocchiali, e ancora sacchetti di carta, coltellini, tritatutto. Il racconto si affaccia alla mente degli spettatori, per poi esplodere con una frenesia folle che contagia. La cucina è casa di Sandokan, nave dei pirati, villa di Lord Guillonk, foresta malese, spiaggia di Mompracem. Fedele all’ideale di un ironico esotismo quotidiano (Salgari non si avventurò mai oltre l’Adriatico) lo spettacolo – attraverso la rifunzionalizzazione di semplici oggetti d’uso – è un elogio all’immaginazione, che rischia di naufragare nel blob superficiale dei nostri tempi e al tempo stesso una satira di costume. Piccoli uomini (noi) e i loro grandi sogni si scontrano in un gioco scenico buffo ed elementare. Chi avrà la meglio?

Il Teatro San Teodoro, con la direzione artistica di Maddalena Massafra e il coordinamento generale di Dario Galetti, si fonda sulla collaborazione tra il Comune di Cantù e la cooperativa Mondovisione. A pochi passi è disponibile un grande parcheggio gratuito in via Murazzo. Info su www.teatrosanteodoro.it.

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