Al via il processo per l’omicidio nella masseria di Bregnano

’Ndrangheta a Milano: ieri la prima udienza con molti comaschi in aula
(m.pv.) È iniziato ieri a Milano il processo di ’ndrangheta nato dall’operazione “Bagliore” e dalle parole del pentito Antonino Belnome. Quest’ultimo, con le sue dichiarazioni, permise di fare luce sulle spietate esecuzioni di due affiliati alla malavita organizzata di stampo calabrese e di un terzo uomo che invece sognava di entrare a farvi parte. Dei sedici imputati, ben sei sono comaschi, per la precisione Cristian Silvagna, 39 anni, domiciliato a Capiago Intimiano; Francesco Cristello, 42 anni, residente a Cabiate; Rocco Cristello, 50 anni, anch’egli residente a Cabiate; Claudio Formica, 47 anni, residente a Mariano Comense; Francesco Elia, 38 anni, nato a Vibo Valentia ma domiciliato a Cabiate e Salvatore Di Noto, 55enne di origini palermitane, titolare e responsabile di una masseria di Bregnano. E proprio quest’ultima sarà al centro di uno dei tre omicidi contestati dall’accusa, ovvero quello che vide come vittima Antonio Tedesco, detto “l’Americano”, e che fu compiuto nella masseria di Bregnano il 27 aprile 2009. L’Americano doveva essere eliminato perché vicino al rivale del mandante del delitto, ma anche perché, secondo le parole di Belnome, «parlava troppo sulle donne e in Calabria avevano sentito che si vantava di essere stato con una ragazza e con un’altra e ha nominato anche mia sorella».
Per ucciderlo, venne organizzata una finta convocazione per essere “rimpiazzato”, ovvero iniziato alla ’ndrangheta.
I presenti nella masseria si misero in cerchio per simulare il rito quando la vittima fu colpita con un colpo alla testa. L’Americano fu poi finito a picconate e gettato in una fossa di cinque metri piena di calce per favorire la mummificazione. I vestiti vennero bruciati, i gioielli invece (una catena d’oro, un bracciale, un orologio e un anello) furono lasciati sul corpo, poi rinvenuto l’8 marzo 2011 dagli inquirenti, quasi due anni dopo il delitto.
Ma quello della masseria non sarà l’unico delitto di cui si parlerà: in aula sono finiti anche quelli di Rocco Stagno, 53 anni, scomparso nel 2010 e quasi certamente ucciso a Bernate Ticino (il suo corpo, gettato in una porcilaia e divorato dai maiali, non è mai stato ritrovato), e Carmelo Novella, 58 anni, assassinato a San Vittore Olona. Delitti in cui gli attori lariani delle ’ndrine ebbero ruoli cardine.
Saranno quasi 200 i testimoni che sfileranno a Milano, tra accusa e difesa. E tra questi, un ruolo cardine giocherà proprio Antonino Belnome. La data della sua presenza in aula non è stata ancora fissata. Proprio attorno al nome del pentito ieri si è acceso uno “scontro”: gli avvocati delle difese hanno chiesto come mai non figurasse tra gli imputati avendo preso parte, per sua stessa ammissione, ad almeno uno dei fatti contestati. «Non abbiamo ottenuto una risposta esauriente», si è limitato a dire al termine l’avvocato Manuel Gabrielli. C’è stato poi il tempo per le costituzioni di parte civile (i Comuni di Giussano e Seregno) prima del rinvio dell’udienza al 17 aprile.

Nella foto:
Saranno quasi 200 i testimoni che sfileranno in aula: la prossima udienza in aprile

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