Al via la Fiera del patrono Abbondio. Le streghe lasciano il posto ai santi

altTradizione e storia
L’edizione 2013 punta sul rapporto della città con il sacro

Sette giorni per riscoprire le tradizioni e la storia di Como. Ritorna la Fiera di Sant’Abbondio, inaugurata ieri pomeriggio e in programma fino al 3 settembre. Al taglio del nastro erano presenti le autorità civili cittadine e provinciali: dal sindaco Mario Lucini, accompagnato dall’assessore alla Cultura Luigi Cavadini, al prefetto, Michele Tortora, e al questore, Michelangelo Barbato. Prendendo spunto dal clima, il sindaco ha definito la giornata soleggiata «l’ideale per capire il vero significato

della ricorrenza religiosa» che la manifestazione vuole celebrare. La tradizione della Fiera «ci deve ricordare Abbondio», vescovo di Como dal 450 al 468.
Senso della kermesse è quindi «riscoprire la consapevolezza e l’orgoglio di vivere in una bella città – ha detto Lucini – un luogo con una cultura radicata nei secoli e tuttavia ancora viva». La Fiera, allestita nel complesso della Basilica intitolata al santo patrono e della chiesa di Cosma e Damiano, piccolo edificio di proprietà comunale non incorporato alla struttura dell’Insubria, ospita un mercato di prodotti tipici, un grande capannone dedicato alla gastronomia lariana, giochi per i bambini e una pista da ballo per le serate danzanti.
Ai tanti comaschi che ieri hanno partecipato all’inaugurazione il sindaco ha voluto ribadire «l’amore per la città». Lucini ha incoraggiato tutti «a impegnarsi con passione alle iniziative della Fiera e a quelle future, anche in un momento di difficoltà come quello in cui viviamo». Il ritorno della Fiera segna «la fine dell’estate e l’inizio delle attività lavorative», per questo motivo il sindaco ha pure auspicato una «partecipazione corale» dei cittadini agli eventi in programma questa settimana, per riscoprire «il piacere di stare e lavorare insieme».
All’inaugurazione della tradizionale Fiera è seguita l’apertura della mostra allestita all’interno della chiesa di Cosma e Damiano. L’esposizione, dedicata lo scorso anno alle streghe, ha virato in questa edizione sui santi della storia comasca ed è stata organizzata dall’Archivio di Stato di Como e dalla Società Archeologica Comense. All’interno della chiesa i visitatori potranno anche trovare la collezione di stampe e le riproduzioni di reliquie dei santi comaschi raccolte negli ultimi 20 anni (e messe a disposizione) da Guglielmo Invernizzi. Affrancate alle pareti del santuario ci sono poi numerose immagini devozionali aventi sullo sfondo anche il Castello Baradello, simbolo della città, oltre a un antico calendario delle festività e dei santi comaschi (che sono ben 200) scritto in latino. Quest’anno, infatti, si è insistito sul carattere religioso e sacro della Fiera. Confermato lo spostamento dell’esposizione zootecnica nell’area del parcheggio dell’ippocastano, in via Aldo Moro. A riguardo è intervenuto l’assessore Luigi Cavadini, il quale ha ribadito come la Fiera voglia «riportare alla memoria lo spirito religioso della città, legata comunque alla storia delle attività lavorative dell’agricoltura e dell’allevamento. L’insieme di sacro e profano – ha concluso l’assessore alla Cultura del capoluogo – ha uno spirito che la Fiera vuole mantenere ancora oggi e che trova nella kermesse la sua realizzazione». Gli elementi della tradizione, come la transumanza del bestiame, si legano indissolubilmente a elementi più moderni, come ai balli e alle serate musicali in cartellone.

Giorgia Amarotti

Nella foto:
Sopra, il momento del discorso del sindaco prima del taglio del nastro compiuto anche quest’anno insieme con le autorità civili della provincia. Sotto, una delle bancarelle più apprezzate del mercato, quella con i dolciumi (foto Mv)

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