Alberti, mostra virtuale dedicata all’era Covid

Emilio Alberti mascherina artistica

“Ho allestito una mostra virtuale 3D online con i lavori di arte digitale realizzati a partire dallo scorso novembre dopo aver contratto il Covid. Mi è sembrato il modo più naturale di esporre dei lavori concepiti sin dall’inizio per una fruizione attraverso lo schermo, che sia computer, smartphone o tablet. D’altra parte anche tutte le normali  esposizioni dal vivo hanno dovuto fare i conti con la pandemia. Nel corso del 2020 a causa delle chiusure forzate è stato un passaggio obbligato per gallerie e fiere trasferire i loro eventi online”. Così il pittore e scultore comasco Emilio Alberti presenta la sua nuova iniziativa artistica. “Il Coronavirus è una metafora di cambiamento, un grande rischio ma forse anche un’opportunità da cogliere – dice – per volgere in positivo almeno in parte una situazione drammaticamente negativa. Musei e gallerie sono rimasti chiusi per mesi e la risposta l’hanno trovata nella rete, dove non ci sono confini e le opere possono essere viste in tempo reale in ogni parte del mondo. Anch’io come tanti altri artisti ho ripensato al mio rapporto con il sistema dell’arte cercando di avviare un dialogo diretto con il pubblico attraverso i vari canali social, anche per mantenere i rapporti con i miei referenti all’estero data l’impossibilità di spostarmi. La situazione di emergenza induce a reagire aprendosi alle nuove forme di espressione e a tutti i canali di comunicazione che la tecnologia ci mette a disposizione”.
Il titolo della mostra è “Respiro – Sguardi e visioni al tempo del Virus” visitabile sul sito www.emilioalberti.it. “Ho completato la serie di lavori a fine anno, stimolato dal dialogo a distanza con l’amico Michele Caldarelli, critico e gallerista con il quale l’abituale scambio si è ulteriormente intensificato in questi momenti difficili – dice alberti – Si tratta essenzialmente del resoconto per immagini di un percorso limitato nel tempo ma intenso e lacerante, un diario, testimonianza di un’esperienza inedita di vita nell’anno del Coronavirus. Una malattia che si accanisce subdolamente sul nostro respiro, ce ne ha fatto scoprire l’estrema vulnerabilità inducendoci a sorvegliarlo con apprensione, persino a monitorarne l’apporto di ossigeno. Non solo funzione vitale essenziale, ma legame tra noi e il mondo, comunicazione interno-esterno. Qualcosa di noi esce, si fa atmosfera, e il mondo entra in noi attraverso il respiro”. “Tra le mura di casa l’attenzione si è inevitabilmente rivolta verso me stesso. Da qui il motivo dello specchio e dell’autoritratto come manifestazione di stati d’animo e spia delle trasformazioni di un sé alterato, a svelarne possibili mutazioni anche fisionomiche, reali o più verosimilmente immaginarie. Dall’angoscia iniziale, presenza concreta nelle giornate dominate dalla febbre, all’alternarsi di visioni oniriche, surreali ma rivelatrici e metaforiche. Un lucido delirio. Fino a sfociare nell’ironia finale liberatoria. L’altro oggetto della mia attenzione è stata la finestra. Occhi aperti sul mondo, sulla realtà esterna inquietante fatta di silenzi irreali, strade deserte e sirene di ambulanza. Le finestre tramutate in schermi per fughe visionarie, allucinate sequenze di film. Mi apparivano come il Velo ingannatore di Maya di cui parla Schopenhauer “che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista”. Illusione. Sogno. Nella tradizione indiana māyā è il potere che ha creato il mondo e che dà forma concreta a un’idea… lo stesso concetto espresso dalla nostra parola Arte”. “Durante tutto il 2020 ogni giorno abbiamo sperimentato una realtà prima inimmaginabile, un evento talmente grande che fatichiamo a comprenderlo e con difficoltà riusciremo a superare. L’arte ha sempre saputo interpretare la realtà, vivere e praticare l’inimmaginabile, creando spiragli per la sua comprensione. Nel mio caso la pandemia almeno un aspetto positivo l’ha avuto, mi ha indotto a cercare nuove strade, a rinnovare il linguaggio e sperimentare nuove forme espressive, immateriali, multimediali, dopo tanti anni di ricerca sui materiali veri e propri! (Ho pure composto la musica di sottofondo per la mostra!). Mi piacerebbe continuare a essere in grado di percorrere nuove vie evitando la facile lusinga della ripetizione”.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.