Albese, doccia gelata alla Manzardo. Quaranta dipendenti senza lavoro

La società è fallita. Ieri presidio davanti ai cancelli dell’azienda
Il 20 ottobre non verrà dimenticato facilmente dai dipendenti della Manzardo spa di Albese con Cassano, azienda attiva nel settore idrotermosanitario con sede a Bolzano e 350 dipendenti in tutta Italia. Una quarantina quelli che fanno capo allo stabilimento in provincia di Como. La società è fallita, i libri contabili sono in tribunale e si conosce già il nome del curatore fallimentare. Tutto è accaduto all’insaputa dei dipendenti, regolarmente in ditta e ignari di quanto stava per succedere

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Sono gli stessi lavoratori a ricordare lo shock subìto lo scorso 20 ottobre quando, intorno alle 17.50, sui loro computer è arrivata una mail. In tanti non l’hanno neanche letta perché impegnati. Nessuno, aprendola, si sarebbe infatti potuto immaginare di vedere sconvolta la propria vita in pochi secondi.
«Il testo era glaciale e il messaggio di una semplicità disarmante. Dal giorno dopo eravamo tutti invitati a restare a casa, in ferie, fino al 31 ottobre – dice Antonio Di Vietri che insieme agli altri dipendenti ha protestato, ieri mattina, fuori dai cancelli della Manzardo di Albese con Cassano – Dopodiché, il mistero più totale. Buio fitto».
In quel momento i lavoratori non sapevano ancora che nella medesima mattina del 20 ottobre Nicola Gasparoni, amministratore delegato della Manzardo spa, aveva già portato i documenti contabili in Tribunale.
Nelle stesse ore, identica comunicazione è arrivata anche ai dipendenti della sede logistica di Mantova dove si teneva un’assemblea sindacale alla quale erano presenti anche alcuni dipendenti di Albese con Cassano. E così, via web e in pochi istanti, tutti i lavoratori del gruppo Manzardo spa hanno saputo dell’apertura dell’istanza di fallimento. Tutti a casa.
Ora si attendono le prime decisioni del curatore fallimentare. Si punta, ovviamente, alla concessione della cassa integrazione straordinaria. Domani, intanto, scade il periodo di “ferie” e i dipendenti non sanno cosa fare. «È una vicenda incredibile. Qui da noi il lavoro andava bene. Prima dell’estate abbiamo riempito i magazzini. Dopo la pausa estiva abbiamo ricominciato a lavorare. I clienti erano contenti. E poi a un certo punto ci siamo accorti che i fornitori non venivano pagati – dice Cosimo Romeo, dipendente e membro della Rsu aziendale – Ci siamo insospettiti e abbiamo subito coinvolto i sindacati che sono però stati tenuti all’oscuro, fino al 20 ottobre quando abbiamo saputo l’incredibile verità».
Il 23 dicembre del 2010, infatti, una mail spedita ai dipendenti dall’amministratore delegato parlava chiaro. «Con riferimento ai risultati economici di Manzardo spa, i primi 4 mesi dell’anno fiscale (per politiche del gruppo inglese Wolseley che ha rilevato l’azienda nel 1999, l’anno contabile non coincide con l’anno solare ma va da agosto a luglio) sono incoraggianti con una crescita delle vendite sullo stesso periodo del 2009 e un forte miglioramento del risultato economico (ciò che rimane dopo aver dedotto i costi aziendali)».
Nel febbraio del 2011, intanto, è anche arrivato un nuovo azionista (la Hadleigh Partners) che ha acquistato il 100% delle azioni di Manzardo spa, ribadendo il buon momento. «La realtà, invece, è che ora siamo senza lavoro. Abbiamo tutti una famiglia e non sappiamo che cosa ne sarà di noi – dice Paolo Mazzon – È stato umiliante come ci è stato comunicato il tutto».
Nel frattempo i dipendenti di Albese con Cassano si stanno mobilitando in prima persona per cercare di trovare un imprenditore locale e del settore «disponibile a rilevare, se possibile, l’attività – aggiunge Cosimo Romeo – Abbiamo avuto alcuni contatti promettenti. Stiamo inoltre raccogliendo le firme dei lavoratori per inviare una lettera al curatore fallimentare e far presente la nostra situazione».
E se in provincia di Como il lavoro, in base alle testimonianze dei dipendenti, non faceva pensare neanche lontanamente a una situazione di difficoltà, sembra invece che la crisi sia in parte dovuta all’apertura a Mantova, ormai sei anni fa, di un mega-deposito, con 20mila metri quadrati di capannone. Un investimento eseguito, sembrerebbe, con un leasing che avrebbe generato pesanti perdite.
A ciò si sarebbe aggiunto un calo nei ricavi dei 36 punti vendita dislocati in Italia. Sei nel nostro territorio, oltre alla sede di Albese con Cassano. Ora, comunque, spetterà al curatore fallimentare analizzare l’intera vicenda.
«Non ci resta che protestare – dice Piero Beretta – Vogliamo chiarezza. Gli affari sono sempre andati bene». Ma non solo. «Avevamo i clienti fuori dalla porta. I fornitori erano contenti. Tutto procedeva senza intoppi – conclude Marco Benzoni – Abbiamo svuotato il magazzino in un mese, subito dopo le ferie estive. E poi la doccia gelata. C’è qualcosa che non quadra».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
La protesta
Il presidio dei dipendenti della Manzardo all’esterno della sede di Albese con Cassano. Il gruppo conta 350 addetti in tutta Italia. Nulla lasciava presagire che i libri contabili della società sarebbero stati portati in tribunale (fotoservizio Fkd)

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