Albo imprese in Svizzera, le contromosse per aggirare l’ostacolo
Economia, Territorio

Albo imprese in Svizzera, le contromosse per aggirare l’ostacolo

L’Albo delle imprese artigiane operative in Ticino – voluto dalla tanto contestata Lia – fa registrare un drastico calo nel numero delle ditte in ingresso nella Confederazione. Questo stando alle cifre ufficiali. Sembra però che sia stato trovato l’escamotage per superare il limite dei 90 giorni di permanenza previsti per i lavoratori distaccati in Svizzera – come previsto dalla norma – prolungando di fatto la loro presenza oltreconfine fino al termine necessario per i lavori previsti.

Questa la procedura, come spiegato nei giorni scorsi da Renzo Ambrosetti, presidente di Aic (associazione interprofessionale di controllo). «Una volta esauriti i 90 giorni di distaccamento, diverse ditte affidano i dipendenti distaccati (ovvero quelli che lavorano grazie al permesso dei 3 mesi) alle agenzie di collocamento che, a loro volta, piazzano nuovamente questa forza lavoro», ha dichiarato di recente al “Corriere del Ticino” il presidente Ambrosetti. È così che gi imprenditori, evidentemente sempre bisognosi di manodopera qualificata, e i lavoratori riescono a “incontrarsi” regolarmente nonostante i rigidi vincoli imposti dalla Lia.

A conferma di quanto la legge sulle imprese artigiane abbia ridotto il numero delle notifiche dei lavoratori distaccati in Svizzera, arrivano alcuni dati. Da gennaio a settembre 2016 il numero delle ditte estere notificate in Ticino era pari a 3.680, per una media mensile pari a 408. Dopo l’introduzione dell’Albo delle imprese artigiane (Lia), ovvero dal primo ottobre 2016 e fino al 31 dicembre, c’è stato una calo a 379 notifiche di aziende estere in Ticino, per una media di 126 al mese. Cifre che testimoniano inequivocabilmente questa inversione di tendenza. «In effetti si tratta di una situazione in essere – interviene il segretario della Confederazione nazionale artigianato (Cna) di Como, Alberto Bergna – Il ricorso alle agenzie interinali per collocare i lavoratori è un fatto noto. È una risposta alla situazione venutasi a creare con la Lia. Del resto, se si crea una legge contro gli interessi economici, è naturale che poi ci sia qualcuno pronto a studiare una soluzione legittima per cercare di superare l’ostacolo».

14 Marzo 2017

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Redazione Corriere di Como

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