Alcol e droga tra i giovani, quattro interventi al giorno del 118

Quasi mille persone soccorse da inizio anno. «Il coma etilico mette a rischio la vita»
Novecento “sbronzi” raccolti dal 118 in un anno. Tutti ubriachi – a volte anche drogati – al punto da non reggersi in piedi, da rischiare il coma etilico. Tanti, tantissimi giovani. E una percentuale «significativa» di minorenni. L’allarme arriva dalla prima linea della strada. Il responsabile del 118 di Como, Mario Landriscina, parla di «fenomeno allarmante»: su 30mila interventi di soccorso dall’inizio dell’anno, 900 sono serviti a salvare persone intossicate dall’alcol o dal mix di

alcol e droga.
COMA ETILICO
Ragazzi che in un sabato sera ingurgitano fiumi di alcol. Mischiano e ingoiano, senza pensarci. Partono dall’aperitivo, continuano al pub, finiscono in discoteca. Senza misura. Com’è accaduto sabato sera a un giovane di Bellano (Lecco), soccorso in una discoteca della Valtellina per coma etilico. Ignorando, probabilmente, che di troppo alcol si può pure morire. «Il coma etilico, nelle sue forme più estreme, mette a rischio la vita – spiega Mario Landriscina – perché compromette le tre funzioni vitali: respiro, circolazione e coscienza». La prima ad andarsene è proprio la coscienza. «Poi, per una serie di meccanismi, si rischiano pure le altre due».
Il danno acuto è quello che porta, nel peggiore dei casi, a far partire un’ambulanza a sirene spiegate per salvare un ragazzo in coma etilico. Ma i danni a lungo periodo non sono da meno: «L’alcol, sul fisico di un adolescente, ha un effetto ancora più devastante – spiega il medico del 118 – l’organismo non è attrezzato a proteggersi dalle intossicazioni acute. Vedremo i danni, su larga scala, tra una decina d’anni: cirrosi, patologie neurologiche e cardiovascolari, invalidità. Nell’immediato, il “costo sociale” di un coma etilico è la vita. Nel lungo periodo, c’è in gioco la salute della futura forza lavoro».
Landriscina, medico che su certi argomenti non ha mai usato toni morbidi, invita a «passare un sabato pomeriggio davanti all’ingresso di un supermercato della città: vedrete quanti ragazzini escono con una bottiglia di superalcolico nello zainetto. La maggior parte – continua il responsabile del 118 – tentano di proteggersi a vicenda: se uno della compagnia sta male tirano mattina per far smaltire la sbornia. Nei casi estremi ci chiamano, a volte pure troppo tardi».
S’inizia presto a ingurgitare alcol. «Tredici, quattordici anni», secondo il medico. E col passare degli anni, la resistenza aumenta, permettendo di trangugiare ancora più cocktail.
«Senza considerare – aggiunge Mario Landriscina – che, nei 900 casi di cui si è parlato prima, all’alcol vengono frequentemente associati stupefacenti. Il mix delle due sostanze è una costante dei rave party, un tipo di festa che non viene organizzato spesso nella nostra provincia. Almeno, non in larga scala. Perché capita, invece, di intervenire in case private, dove una festa a base di alcol, droghe e musica assordante degenera fino a che qualcuno non si sente male». Tutti segnali, aggiunge il responsabile del 118, «di un contesto sociale in grave involuzione». Serve «un cambiamento di rotta negli atteggiamenti delle famiglie, anche se ribaltare questo approccio malato dei giovani – non tutti, per fortuna – non è facile. Il proibizionismo totale è una via altrettanto difficile. La logica del branco, che considera “figo” chi si alcolizza di sabato sera, è devastante. Noi comaschi, per fortuna, abbiamo una sensibilità istituzionale spiccata, e i servizi sociali – pur con risorse sempre più limitate – sono in prima linea».
DRUNKORESSIA
Se intossicarsi d’alcol è dannoso, farlo a digiuno è ancora più devastante. Molte ragazzine – il fenomeno è già noto e studiato in America, ma da tempo è sbarcato anche in Europa – sanno benissimo quanto un drink faccia ingrassare. Sanno che un cocktail può contenere fino a 600 calorie. E allora digiunano per uno, anche due giorni prima del weekend, in modo da sentirsi libere di alcolizzarsi il sabato notte. Un comportamento “spaccafegato”, dicono gli esperti. E il nome attribuito a quest’assurda abitudine è inquietante: drunkoressia. Alcolismo e anoressia.

Andrea Bambace

Nella foto:
È allarme sociale anche sul Lario per l’abuso di alcol e droga tra i giovani e i giovanissimi

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