Lettere

Alcune considerazioni sul restauro della Sant’Anna

Sono stato a Parigi dove ho  visitato la mostra sul restauro della Sant’Anna. La mostra  è ben leggibile e ben allestita; sono però diverse le lacune in mostra che sono state in parte colmate sul catalogo della mostra stessa. Mi riferisco in particolare alla fase precedente la realizzazione dell’ultima versione della Sant’Anna che doveva essere sviluppata di più, come sul catalogo, partendo dallo studio fiorentino dell’Annunciata e, ancor prima della Madonna delle Rocce, dalla Madonna dei Fusi di cui è presente, naturalmente, solo la copia del Louvre.
Sul catalogo sono state citate, oltre all’opera del Brescianino (l’unica presente in mostra) anche la Madonna Archinto (stranamente qui non attribuita a Marco d’Oggiono)  e quella attribuita a Giampietrino di Ospedaletto Lodigiano; sono state invece ignorate le due copie di Como (Solario e Luini) e quella di Lipomo (la più leonardesca di tutte, secondo me) oltre ad altre copie non ancora studiate. E di questa mancata presenza nella mostra del Louvre e soprattutto nel catalogo, un po’ di colpa va cercata nello spirito ostruzionistico degli stessi comaschi come ho avuto modo di scrivere.
Altra lacuna, a mio avviso importante, è la non presenza in mostra del disegno raffigurante il volto della Sant’Anna, ritrovato due anni fa dal sottoscritto e comunque pubblicato sul catalogo della mostra; esso  avrebbe rappresentato lo studio forse più vicino all’originale, rispetto ai d’après presenti in mostra, almeno per la dimensione che risulta essere simile al dipinto. E la dimostrazione che proprio questo possa essere l’originale leonardesco è il fatto che Luini aveva acquistato alcuni studi del maestro e fra questi proprio quello di Sant’Anna che venne da lui utilizzato, grazie allo spolvero, per realizzare molte delle sue Madonne.
Ma veniamo al problema principale della mostra, il restauro di Sant’Anna. Ammetto che l’impatto col dipinto sembra apparentemente emozionante e convincente poi, a ben vedere, saltano agli occhi i primi problemi. Sicuramente accostare l’immagine del dipinto non ancora restaurato a quello del dopo restauro porta subito a pensare che il lavoro era necessario e quanto mai opportuno, ma alcuni particolari aspetti e risultati rischiano di mettere in discussione questa decisione che oserei definire un po’ avventata. Certamente il recupero del color lapislazzulo e del rosso lacca di kermes sono interessanti, ma mi chiedo a quale prezzo. L’azzurro della veste risulta estremamente appiattito e privo della sua plasticità originale con un esito nel braccio destro della Vergine estremamente negativo. Il contrasto di chiaro-scuro emerso dalle pieghe del gomito danno al braccio una forma anatomica errata e quasi deformata. Anche il braccio sinistro di Sant’Anna è estremamente appiattito rispetto all’esito precedente. Fortunatamente, come ammesso dalla restauratrice, sul volto e sugli incarnati la pulitura è stata più  leggera e quindi la loro plasticità è ancora visibile.
La cosa che maggiormente mi ha colpito e mi ha lasciato esterrefatto è la presenza attuale di una linea di contorno nera e quindi troppo incisiva causata dall’abbassamento dei toni e quindi dalla maggior luminosità degli stessi nel rapporto con lo sfondo ma anche fra le diverse parti che compongono le vesti. Questo dipinto sembra quasi un collage del ’700 o un’opera dureriana o tedesca dove il distacco fra i vari colori è caratterizzato da vere e proprie linee di contorno, che qui sembrano ancora più scure o addirittura inopportunamente nere.  Abbiamo, a mio avviso, rischiato di perdere un grande capolavoro leonardesco che ci è rimasto solo parzialmente.
Purtroppo la risposta a queste osservazioni, così come la restauratrice si è già premurata di scrivere,  finirà sempre coll’espressione: “È un’opera incompiuta e non finita”. Spiegando così che gli appiattimenti e le piallature non sono dovute a una pulitura troppo energica e che lei non ne ha colpa, anzi ha lasciato gli incarnati così come apparivano. Ma le vesti e il paesaggio sono meno importanti degli incarnati?
Ernesto Solari

26 Mag 2012

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