Alessandro Manzoni “siciliano”

alt

Letteratura e società – Il giornalista del “Corriere della Sera” Matteo Collura ospite sabato sera alla Canottieri Lario

Più ci si inoltra in quella cattedrale tanto splendida quanto solitaria che sono i Promessi sposi manzoniani, tanto più ci si rende conto della loro unicità nel panorama della letteratura italiana: tanto avida e arida di romanzi, quanto è stata prodiga di poeti (a vari livelli) e semmai capace per antitesi di produrre soprattutto “antiromanzi” (si pensi, a puro titolo d’esempio, alle opere di Vittorio Imbriani e Carlo Emilio Gadda).
In Italia non abbiamo avuto insomma né Gustave Flaubert

né Guy de Maupassant, né Dostoevsky né Leone Tolstoj. Ma ci possiamo di gran lunga gloriare di quel monumento imperituro che è il capolavoro di “don Lisander” che, oltre ai valori letterari evidenziati in un secolo e mezzo di riflessioni critiche, si può anche intendere come una grande metafora sul potere: tutti i personaggi, a ben vedere, sono portavoci di una delle tante facce che esso può assumere nei rapporti amorosi e familiari, nella vita sociale e politica, nella struttura stessa di uno stato.
Sabato sera a Como, ospite del circolo “Pirandello”, che raduna numerosi siciliani di origine trapiantati sul Lario, il giornalista del “Corriere della Sera” Matteo Collura, siciliano d’origine, ha dato una lettura molto particolare e a suo modo “rivoluzionaria” del grande romanzo: «I Promessi sposi è un romanzo siciliano», ha detto alla platea radunata alla Canottieri Lario “Sinigaglia”, presentando il suo nuovo libro Sicilia. La fabbrica del mito (pp. 213, 18 euro) edito da Longanesi, che conclude idealmente una trilogia con i precedenti volumi L’isola senza ponte e In Sicilia. Collura racconta la Sicilia come pochi altri hanno saputo fare: mito perenne, anzi essa stessa “fabbrica” di miti, con i suoi personaggi simbolo, nel bene e nel male. Metafora dell’intera Italia, la Sicilia è per antonomasia terra di misteri e contraddizioni profondissime, che Collura sa dipingere in una vasta e variegata polifonia di voci e situazioni fra storia e rappresentazione letteraria.
«Proprio il romanzo manzoniano, così disperato nel suo profondo, è in realtà a ben vedere una metafora della Sicilia – ha detto Matteo Collura alla platea del “Pirandello” – in cui il vero protagonista non è né la Provvidenza né tantomeno la coppia Renzo-Lucia ma il personaggio di don Abbondio, che non ha e non avrà mai un moto di ribellione ed è sicilianamente parlando un autentico “muro di gomma”. Se poi pensiamo alla figura dell’Innominato con la sua cerchia minacciosa di bravi, ci viene in mente il tipico mafioso con il suo stuolo di picciotti, mentre l’Azzeccagarbugli non è altro che il simbolo di un potere che si lega indissolubilmente alla mafia. Mi stupisco che finora questa lettura non sia venuta a galla, tanto è lampante la situazione: con la differenza che mentre la società spagnola nella Lombardia del ’600 raffigurata da Manzoni nel romanzo si è poi storicamente evoluta, i siciliani sono rimasti preda di un territorio soggiogato in senso coloniale».
La mafia, ce lo insegna la storia, ha infangato e infanga la Sicilia: «La sua forza è considerare nullo il valore dell’essere umano – dice Collura – Ma la mafia è un falso mito, dietro il quale si nasconde il vero problema, la mentalità mafiosa, diffusa ovunque in modo trasversale, che porta a credere dovuto in virtù di favore quanto è invece un diritto acquisito».
«Solo con la “corda pazza”, che è tipica di personaggi come i pirandelliani Enrico IV o di Ciampa del Berretto a sonagli, è possibile convivere con questa intricata terra di misteri, non a caso simboleggiata dalla Medusa dai capelli serpentini e di cui non si può sostenere lo sguardo, «in cui i nodi non vengono al pettine perché semplicemente si è smarrito il pettine – ha rimarcato Collura – Pensiamo a casi come quelli del re del petrolio Enrico Mattei o a quello dello scrittore Ippolito Nievo: nessuno può ragionevolmente pensare che l’aereo su cui volava il primo è caduto per caso, né che la nave su cui viaggiava il secondo sia naufragata per volontà divina».
Nievo portava al Nord i documenti dell’impresa garibaldina, e Mattei i suoi segreti di industriale: «Se partite dalla Sicilia con qualche segreto non arrivate a destinazione», ha commentato amaramente Matteo Collura.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Il celebre ritratto di Alessandro Manzoni di Francesco Hayez (1841) che è conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.