Alessandro Volta, “un genio molto umano”

un manifesto dell’Esposizione Voltiana che si tenne a Como nel 1899

È uscito il volume di Enzo Pifferi realizzato con la Fondazione Volta

Immagini e parole raccontano la vita e il genio dell’illustre scienziato comasco Alessandro Volta. Un genio che in realtà risulta essere “molto umano”. Lo si evince dal nuovo libro fotografico di Enzo Pifferi che si avvale di 250 immagini, tutte provenienti dall’Archivio Pifferi, e dei testi critici, scientifici e storici di Luca Levrini, presidente della Fondazione “Alessandro Volta”, di Alessandra Roseo Volta, diretta discendente dello scienziato, di Adalberto Piazzoli e Maurizio Monti.
Le immagini raccolte dal fotografo ed editore Enzo Pifferi, raccontano al posto delle parole la vita di Volta che ha condotto un’esistenza “modesta”. Padre di tre figli e marito, è stato politico attento e impegnato, alpinista, astronomo e poeta. Per usare un’espressione dell’epoca, Volta è stato un “fisico elettrizzante”: nel 1775 realizza l’elettroforo perpetuo, nel 1176 scopre un gas che si può incendiare, il metano, e per studiarlo, nel 1977, inventa uno strumento denominato eudiometro.
Nel 1792 Alessandro Volta legge il lavoro di Galvani e, scettico nonché incredulo, vuole ripetere con le sue mani gli esperimenti sulla rana. Quando anche lui osserva le stesse cose ne diventa entusiasta, ma subito dopo si convince che l’interpretazione fornita da Galvani, basata sull’“elettricità animale”, è sbagliata. Inizia così la “disputa sulla rana” che dividerà per anni gli ambienti scientifici, europei e non solo, in galvaniani e voltiani. Nel 1799 lo scienziato comasco realizza la pila, l’invenzione che lo ha reso famoso e immortale anche se allora non c’era nulla al mondo che per funzionare richiedesse… una pila.
«Le riflessioni che maturano nello sfogliare questo testo sono numerose – commenta Luca Levrini, presidente della Fondazione Volta con cui il libro è stato realizzato – responsabilità morale nel perpetuare il lascito, vita del genio che in realtà appare uomo, scienza non disgiunta dall’umanesimo, una nuova identità legata al sostenibile e soprattutto la sua città natale».
«Riflessioni e considerazioni – continua Luca Levrini – che possono portare a suggestioni necessarie per entusiasmare e appassionare; emozioni indispensabili per portare alla definizione di un’identità e di un valore che riflette l’immagine di Alessandro Volta, incanto noto al mondo che come comaschi dobbiamo riconoscere, fare nostro periodicamente, affinché quanto da lui lasciato possa essere vivo e riletto nel presente per il futuro».
Tutto questo in un anno simbolicamente importante: ricorrono, infatti, 220 anni dall’annuncio e descrizione ufficiale dell’invenzione della pila, come testimonia una lettera scritta da Volta nel 1800 e indirizzata a Joseph Banks in qualità di presidente della Royal Society di Londra. La pila era stata inventata anni prima, e fu presentata a Napoleone nel 1801.
«Molto a Como parla di Volta, così come Volta ha fatto parlare molto di Como nel mondo, continuando la tradizione scientifica e culturale dei due Plinii e di Paolo Giovio, che hanno grandemente contribuito alla gloria di Como – dichiara Alessandra Roseo Volta – Un omaggio a Volta è dunque anche un omaggio a Como, simmetricamente, simbolicamente, sincreticamente».
«Questo libro – conclude la discendente dello scienziato- ben potrebbe quindi avere un titolo bifronte: “Volta per Como” e “Como per Volta”. Infatti il legame di Volta con Como non è stato solo geografico e privato, ma si è manifestato in numerose occasioni cittadine. Si ricorda che Volta è stato tra i fondatori del Teatro Sociale, è stato decurione della città, Reggente delle Regie Scuole, ma è stato anche membro della società sportiva che organizzava incontri di gioco della palla in piazza Jasca, ora Volta, utilizzata come sferisterio».

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