Alessio Butti (Fratelli d’Italia): «Assurdo blindare mezza città per una partita»

Conferenza stampa Alessio Butti fratelli D'Italia

L’annosa questione dello Stadio Sinigaglia torna sul tavolo della politica, per mano di chi ha legato il suo nome a quella che era nata come legge sugli stadi, ovvero l’onorevole comasco di Fratelli d’Italia Alessio Butti. Un post su Facebook per evidenziare l’assurdità di una fetta della città “blindata” per una partita di serie D.

«No, dico… stiamo parlando di una partita di serie D… – ha scritto Butti su Facebook – e siamo costretti a “blindare” l’area dello stadio. Vuol dire inibire ai comaschi e ai turisti, in una bella domenica soleggiata, una parte della città. Vuol dire impiegare e pagare decine di agenti delle forze dell’ordine. Amo il calcio, ma qualcosa va rivisto».

Onorevole, ma se la sua legge fosse passata senza emendamenti, forse il problema non esisterebbe, Como avrebbe già il suo stadio nuovo?

«Nell’ultimo giorno utile delle legislatura il Pd fece passare il documento dalle forche caudine del Senato, snaturandone il senso. A Como – dice Alessio Butti – c’erano investitori stranieri pronti, ma non se ne fece più nulla».
La partita è chiusa ora?
«Certo che no. Non è chiuso il rapporto tra lo sport spettacolo e la città. Tra le esigenze di sicurezza e di logistica per strutture che attraggono per un periodo brevissimo migliaia di persone, ma che poi devono vivere anche tutto il resto della settimana. Altrimenti si rischia la desertificazione delle aree».

«Tutti gli stadi moderni oggi funzionano così – aggiunge Butti – A Roma e Milano si studia in questa direzione. Il calcio non deve più bloccare la città, tantomeno 60 o 100 tifosi di serie D. Ma io mi auguro che il Como salga fino in B e cosa succederebbe? Chiudiamo il lungolago, tutti i giardini e Villa Olmo?»

Ci sono questioni di sicurezza che impongono limitazioni, barriere di cemento armato.

«Comprendo e capisco le forze dell’ordine. Ma un calcio così non mi sta più bene. Ci muoveremo anche a livello parlamentare. Il tifo e le coreografie sono bellissime, ma vanno vincolate a un sostegno educato, non violento. Il Daspo non basta più. Si deve avviare un percorso culturale, con l’aiuto del mondo dell’informazione e delle società sportive. Nello sport non deve più esistere l’ideologia dell’odio e della violenza. Vanno educati i ragazzi e i genitori. Subito».

Riguardo la sicurezza?

«Deve essere a carico delle società di serie A e B».

E il Sinigaglia?

«La zona è unica e vincolata – conclude Butti – Un gruppo con capacità finanziarie potrebbe scegliere se riqualificarlo o andare altrove. In ogni caso gli spazi così grandi devono vivere 7 giorni su 7, non 7 ore ogni quindici giorni, grazie a negozi, cinema e ristoranti».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.