Alex Bellini, l’uomo che cavalca gli iceberg

alex bellini, como, iceberg, ghiaccio, solitaria Alex Bellini ospite a Villa del Grumello © FKD/F.Diotti | Como. .

Alex Bellini: il viaggio estremo portato ai suoi estremi. Ma lei come si definirebbe?
«Ci sono tante definizioni – dice l’esploratore, di recente ospite a Villa del Grumello di Como – dalla più romantica alla più concreta. Sono un sognatore, che ha scelto, nel limite del possibile, di impegnarsi nella realizzazione dei propri sogni. I sogni però talvolta richiedono impegno, sacrificio. Serve una strategia, per rendere possibile qualcosa che pare impossibile. Sono una persona molto curiosa. Mi occupo di avventura, vivo esplorando il mondo: che poi non è altro che un riflesso di quello che vivo dentro, le mie sono esplorazioni di me stesso».
Duecentonovantaquattro giorni su una barca a remi, da solo, in mezzo all’oceano. Il prossimo viaggio sarà a cavallo di un iceberg. Come le vengono queste idee?
«Mi faccio molto stimolare dall’ambiente, dalle mie sensazioni, da quello che di volta in volta voglio ricreare. Nelle traversate di Pacifico e Atlantico cercavo l’isolamento, la solitudine. Con l’avventura sull’iceberg voglio creare l’occasione perché si parli di situazioni, di dinamiche che riguardano tutti quanti: la sostenibilità, l’ambiente e la sua cura, la necessità per l’uomo di riconnettersi alla Natura in un momento in cui questa sembra ribellarsi all’uomo».
Uomo d’avventura ma non un avventuriero. Le sue spedizioni sono preparate con una forte base scientifica.
«In realtà, mi sento un po’ avventuriero: credo che sia un’attitudine, un atteggiamento con cui una persona vive la quotidianità. Certo non sono uno che si sveglia la mattina e improvvisa. Questo è stato vero per una piccola parte della mia vita. Quando ho capito che potevo perdere la vita in quello che stavo facendo, ho pensato bene che fosse meglio organizzare, pianificare, creare un ambiente sicuro, relativamente sicuro, per quello che sarei andato a fare».
Ci sono state situazioni in cui ha temuto per la sua vita?
«Quando si attraversa l’oceano in barca a remi ogni giorno può essere l’ultimo. Dietro a ogni onda ci può essere l’insidia che fa concludere l’avventura. Ricordo due eventi in particolare. Il primo nell’Atlantico: senza cibo, cinque giorni di totale digiuno, prima di arrivare al piccolo arcipelago dove venni rifornito di cibo, e in quei cinque giorni pensai alla morte diverse volte. Nel Pacifico le cose sono state molto differenti. In un ambiente di grande isolamento, di lontananza dal team di supporto che poteva fornirmi assistenza da terra, perché all’epoca era in Italia, quando la barca si rovesciò e sembrò scappare via, dieci, quindici metri lontana da me, quello è un altro di quei momenti in cui ho pensato alla morte… Non è che a queste cose ci si faccia l’abitudine, però si sa, più ti allontani, più metti i piedi fuori dal seminato, più rischi di poter essere colto all’improvviso da queste situazioni, quindi si tratta anche di prendere confidenza con questi momenti che però nascondono grandi emozioni».
L’anno prossimo l’iceberg: cosa si aspetta dalla vita quotidiana su questa montagna di ghiaccio?
«Grande noia. Non ci sarà grande attività da fare, se non la gestione del modulo, la gestione della vita, l’adattamento ad un mondo in costante mutamento. Farò ricerche, raccogliendo dati ambientali e anche personali, su me stesso e le mie reazioni. Sarò al servizio di laboratori, istituti, scuole, organizzazioni, che volessero intrattenere con me una relazione. Questa è una delle cose che verranno fatte: attivare canali di comunicazione tra me, l’iceberg e la terraferma. In realtà è un’avventura dell’attesa, in cui accetterò tutto quello che mi verrà dato, le condizioni meteo, la deriva, la lentezza, fino all’ultimo momento, che sarà poi quello in cui l’iceberg si rovescerà, perché questo sarà il momento che decreterà la fine dell’avventura».
Quanto tempo dovrebbe durare l’avventura sull’iceberg?
«È difficile dirlo. Può variare dai tre ai dodici mesi».
C’è un’enorme variabilità nelle previsioni.
«Molto, molto, molto elevata. L’iceberg del genere, delle fattezze e delle dimensioni che abbiamo determinato ha una durata di dodici mesi. Se tutto fosse perfetto, lineare e non ci fossero eventi imprevisti. Però nella definizione stessa di iceberg c’è scritto che si rovescia. Quindi, a un certo punto, prima del definitivo scioglimento l’icebeg tende a rovesciarsi, perché cambiano assetto e baricentro. Quello determinerà la fine dell’avventura. Quando succederà, non possiamo saperlo».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.