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Alla guida dell’autobus ubriaco: condanna e patente revocata

L’autista della linea Como-Varese fu trovato con valori cinque volte oltre il limiteUn anno di condanna, 6.000 euro di multa e la revoca della patente. Sono queste le decisioni del giudice di Como per l’ex autista di un pullman di linea – che nel frattempo è stato licenziato – trovato alla guida del torpedone con un valore di alcol nel sangue quantificato in 2,69 alla prima misurazione e 2,62 alla seconda. Valori che, giusto per rendere l’idea, sono oltre cinque volte il consentito. Una storia incredibile, quella andata in scena sulla tratta tra Como e Varese il 23 ottobre del

2010. I passeggeri dell’autobus di linea, quando si accorsero delle condizioni dell’autista – un 47enne di Olgiate Comasco – andarono nel panico cercando di abbandonare il mezzo in tutti i modi, anche uscendo dai finestrini e non solo dalle porte. Un fuggi fuggi generale, grida di aiuto e una chiamata ai carabinieri anticiparono la decisione che fu presa dallo stesso 47enne ubriaco che di sua spontanea volontà interruppe la corsa verso Varese riparando nel deposito degli autobus di Solbiate.Qui, un collega intervenne ritrovandolo – come testimoniò in aula – «riverso sul volante». La difesa, rappresentata dall’avvocato Rita Mallone, ha tentato invano di sostenere che l’uomo fu trovato riverso in quanto aveva accusato un malore e che l’alito da alcol era dovuto ad un problema di reflusso. «L’autobus arrivò nel deposito senza problemi», ha poi concluso sostenendo la capacità del proprio assistito di condurre il torpedone «con perizia», fatto non compatibile – a dire del legale – con i valori di alcol poi contestati.Il giudice tuttavia ha valutato la situazione in modo diverso, condannando l’autista che (si legge nella motivazione contestuale) «mise in serio pericolo l’incolumità dei passeggeri» trovandosi alla guida «in pessime condizioni» e perfino «incapace di pronunciare frasi di senso compiuto e con la testa china sul volante».La decisione è stata ancora più pesante di quanto invocato dal pubblico ministero: la pubblica accusa aveva infatti chiesto 10 mesi di pena, 3mila euro di multa e la sospensione della patente (e non la revoca) di due anni.

Mauro Peverelli

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