Allarme sanità: sempre meno medici specialisti in corsia. E Menaggio “perde” altri due primari

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Mancano medici. Dovunque. Negli ospedali pubblici, soprattutto in alcune regioni, si parla addirittura di «emergenza». Colpa del numero chiuso nelle università, dicono alcuni. Ma anche degli stipendi bassi, di quota 100. E a Como, pure delle sirene elvetiche.
Una situazione difficilissima, che rischia nei prossimi anni di far collassare il sistema sanitario. Due studi del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, pubblicati a marzo di quest’anno, prevedono che nel 2025 mancheranno dalle corsie 16.700 specialisti. La carenza si sentirà soprattutto nella medicina d’urgenza – quella dei pronto soccorso, per intenderci – ma anche in pediatria, anestesia e rianimazione, chirurgia generale, medicina interna e cardiologia.
Lanciare allarmi su simili argomenti è sempre problematico, anche perché incrina la fiducia dei cittadini nel sistema.
Ma alcune questioni esistono e non possono essere taciute. Al Sant’Anna, ad esempio, nonostante gli sforzi della nuova direzione generale, tra i medici serpeggia la preoccupazione.
Come sempre nessuno vuole parlare in modo aperto, anche per evitare ripercussioni. Ma non si fa fatica a scoprire i meccanismi deboli degli ingranaggi. All’ultimo bando per il Pronto soccorso, con il quale si sarebbero voluti assumere 5 medici, si sono presentati in due. Il concorso per la pneumologia è invece andato deserto.
Alcuni nomi importanti dell’azienda ospedaliera sono in uscita.
Il chirurgo vascolare Daniele Trevisan andrà al Valduce dal prossimo 1° ottobre. Lascerà San Fermo anche l’otorino Luca Colombo, mentre a Menaggio sono in uscita sia il primario di medicina generale Luigi Procopio sia il responsabile del Pronto soccorso Elio Buonocore.
La notizia dell’addio di due storici professionisti che hanno lavorato a lungo nel piccolo ospedale di centrolariano è forse la peggiore, perché sostituirli sarà complicato. Oggi, in carenza di specialisti, i posti nei presìdi periferici restano quasi sempre senza copertura. Durante la gestione valtellinese, il pensionamento del primario di chirurgia aveva portato alla chiusura, a Menaggio, del reparto.
Como soffre una situazione che afferra al collo tutta la sanità italiana. Non è certo un caso isolato. Ma i problemi, in alcuni casi sono pesanti.
Già oggi l’emergenza – urgenza di San Fermo è garantita soltanto grazie al lavoro incentivato. Il lavoro di chi, dopo il reparto, si trasferisce in Pronto soccorso.
Un metodo, dicono in molti, che non può durare ancora a lungo.

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