Alleanza tra l’ospedale Sant’Anna e la cardiochirurgia di Varese

L'ospedale Sant'Anna di San Fermo

Se i numeri risultano sempre molto utili per certificare l’andamento di un’attività, allora nei primi sei mesi di direzione di Fabio Banfi «la produzione della Asst Lariana è stata superiore di 1 milione e 500mila euro rispetto all’anno precedente». Ma l’incontro voluto oggi dai vertici dell’azienda ospedaliera non era finalizzato all’analisi delle cifre, fornite in gran quantità, ma per annunciare alcuni passaggi qualificanti nell’attività dell’azienda. A partire dall’impegno, già partito, per l’ospedale di Menaggio, dove «non è prevista alcuna chiusura di servizi ma anzi ci sarà un processo di consolidamento», dice Banfi, che traccia anche un cronoprogramma. «Si sta lavorando alacremente, abbiamo incontrato i vertici di Areu ed entro settembre si riuscirà ad esempio a garantire una guardia anestesiologica attiva sulle 24 ore. Entro fine anno, invece, molti altri problemi saranno risolti nel presidio di Menaggio (riassegnato all’azienda lo scorso 1° gennaio 2019)».
Ma l’annuncio sicuramente più sentito riguarda la convenzione stipulata e già in essere da gennaio con la Cardiochirurgia di Varese, che vuole essere un punto di partenza «per il rilancio e l’ulteriore sviluppo dell’attività del settore cardiologico del Sant’Anna», ha detto il direttore generale, introducendo gli “ospiti” in arrivo a Varese, ovvero il professor Cesare Beghi, alla guida della Cardiochirurgia a direzione universitaria presso l’ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese. Presente anche la Scuola di specializzazione in malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Insubria, diretta dal professor Roberto De Ponti, la Cardiologia e l’Emodinamica del Sant’Anna, dirette rispettivamente dal dottor Carlo Campana e dal dottor Mario Galli. Il fronte istituzionale era rappresentato appunto da Asst Lariana, Asst Sette Laghi e dall’Università dell’Insubria, con Giulio Carcano, presidente della Scuola di Medicina dell’Insubria. Obiettivo ovviamente una forte integrazione tra ospedale e ambito universitario, su specifici settori clinici, e la condivisione di pazienti con situazioni cliniche che, dopo una valutazione congiunta, necessitano di un trasferimento appunto a Varese. E nei primi sei mesi di accordo sono già stati 50 i casi valutati e trasferiti da Como alla cardiochirurgia di Varese. Due ultimi dati inquadrano infine un incremento di 52 unità nel computo complessivo del personale da inizio anno a giugno (da 3.499 a 3.551) e soprattutto «l’impegno nel realizzare il prossimo piano organizzativo, nel quale puntiamo a qualificare ulteriormente alcuni settori come le neuroscienze, il materno-infantile e la chirurgia oncologica», chiude Banfi.

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