Alluvione di Firenze, il vescovo Coletti era tra gli “angeli del fango”

Le immagini di quei giorni gli scorrono ancora nella memoria. «Un’esperienza indimenticabile, di grandissima umanità». Aveva 25 anni, il vescovo emerito di Como monsignor Diego Coletti, quando Firenze visse il dramma dell’alluvione e lui, studente a Roma, senza pensarci troppo si trasformò in una di quelle figure ricordate come «gli angeli del fango».
Domani, 4 novembre, a 50 anni esatti da quella tragica giornata del 1966, monsignor Diego Coletti parteciperà alle 11.30 a una celebrazione liturgica nella basilica di Santa Croce, una delle chiese diventate simbolo dell’alluvione. La messa sarà presieduta dall’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, che sarà circondato dal vescovo uscente di Como e da altri “angeli del fango”.
Alla vigilia della partenza per Firenze, monsignor Diego Coletti ha ricordato ieri quei momenti di cinquant’anni fa. «Ero uno studente a Roma, al seminario Lombardo – racconta il vescovo emerito di Como – Quando si è diffusa la notizia della tremenda alluvione che aveva colpito Firenze, spontaneamente, con altri compagni di studi ci siamo detti che non era possibile far finta di nulla. Dovevamo fare la nostra parte, abbiamo chiesto l’autorizzazione ai rispettivi vescovi e poi siamo subito partiti».
Nei giorni successivi, gli «angeli» hanno scavato nel fango, soprattutto per aiutare le persone che avevano perso tutto. «Dormivamo sul palco di un teatro di un oratorio – ricorda il vescovo di Como – Erano state sistemate alcune brandine e andavamo lì per riposare un po’ quando era possibile. È stata un’esperienza che ci ha arricchiti e ci ha dato davvero tanto».
Il pensiero delle persone che hanno perso tutto e cercano di recuperare ricordi e oggetti cari dalle loro case ricorda le drammatiche immagini che da settimane sono associate a quelle dei terremoti che stanno mettendo in ginocchio il centro Italia.
«L’episodio più bello che ricordo – racconta monsignor Diego Coletti – è relativo a un momento in cui stavo scavando nel fango lungo l’Arno, in una zona di case modeste e persone non certo abbienti. Ho trovato una cassetta di legno lunga, piena di lettere ben legate e sistemate con ordine. Erano sporche e in parte danneggiate ma recuperabili». «Le ho tirate fuori, le ho pulite come potevo – continua don Diego – e ricordo ancora l’immagine di una donna anziana che piangeva di gioia perché avevamo recuperato quella cassetta e quelle lettere, che contenevano i ricordi, la storia della sua vita».
«Se avessimo recuperato banconote e gioielli quella donna non sarebbe stata altrettanto felice – conclude monsignor Coletti – Dobbiamo sempre tenere l’attenzione sulle persone e sul loro mondo e non sugli oggetti, sul profitto e sui valori materiali».
Anna Campaniello

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