AlpTransit: gli svizzeri scavano, gli italiani aspettano

Procedono i lavori sotto il Monte Ceneri ma nulla è stato ancora deciso al di qua del confine
Nulla è ancora deciso per quanto riguarda il tratto italiano di quello che, nei piani dell’Unione Europea, dovrebbe essere il nuovo corridoio ferroviario Amsterdam-Genova. Il rischio è che i treni merci provenienti dal Nord Europa arrivino a tutta velocità al confine italiano, dopo aver attraversato la catena alpina sul quasi fantascientifico tracciato dell’AlpTransit, per poi trovarsi a dover frenare clamorosamente per scendere a velocità anche quattro o cinque volte inferiori.
Se al San Gottardo il cantiere è in avanzata fase di lavoro, anche sotto il Monte Ceneri – il secondo dei due tunnel considerati assi portanti dell’intero progetto AlpTransit – tutto procede secondo le previsioni. «Alla galleria di base del Monte Ceneri abbiamo completato oltre il 45% dei complessivi 39,78 chilometri da scavare e stiamo avanzando», conferma Renzo Simoni, presidente della direzione di AlpTransit San Gottardo, la società elvetica incaricata di realizzare la nuova linea ferroviaria transalpina. Anche questo tratto sarà pronto in tempo utile per consentire l’inizio del servizio regolare, previsto entro la fine del 2016, cioè tra solo quattro anni e mezzo.
Tutto bene fino a Lugano, insomma. Ma è proprio a partire dalla città sul Ceresio che cominciano i problemi. Da qui il tracciato dovrebbe proseguire verso l’Italia: Milano, la Lombardia, l’intera Pianura padana, e poi Genova con il suo porto. Nei disegni dell’Unione Europea questo costituisce un tratto fondamentale nel quadro del sistema di trasporto delle merci sia all’interno dei 27 Stati membri sia verso il resto del mondo. La città della Lanterna dovrebbe infatti rappresentare il punto di scambio tra l’Europa e i Paesi africani e del Medio Oriente, così come di tutte le navi container provenienti dal Canale di Suez.
Da Lugano in giù, però, c’è un enorme punto interrogativo. Quello che manca, in effetti, è un segno chiaro e deciso da parte italiana su quale sia il tracciato su cui lavorare (e su cui investire): il “tradizionale” Lugano-Como-Milano; una via nuova che dal Ceresio porti a Malpensa, per inglobare l’hub aeroportuale varesino-milanese nel sistema del trasporto merci su ferrovia; o, infine, un misto delle due idee. Una scelta destinata ad avere comunque forti ripercussioni anche sulla nostra città e sull’intero territorio comasco.
Molto diplomaticamente Renzo Simoni si limita a commentare che «come AlpTransit San Gottardo siamo responsabili solo della realizzazione del tracciato fino all’uscita Sud del tunnel del Monte Ceneri», ma è chiaro che, da parte elvetica, c’è una certa impazienza per le indecisioni italiane, che rischiano di minare i progetti svizzeri di togliere il trasporto merci dalla strada per trasferirlo su ferrovia entro il 2020.
Nel 2009 Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, aveva scartato l’idea di un quadruplicamento della linea lungo la tratta Seregno-Como e di un rinnovamento della galleria Monte Olimpino 2, il tunnel che “salta” Como e porta i convogli direttamente in Svizzera. Si tratta degli interventi inizialmente previsti come prosecuzione ideale dell’AlpTransit in Italia e poi, invece, messi da parte.
Gli unici interventi che le Fs intendono effettuare, almeno per il momento, si limitano a una “limatura” sui flussi dei treni lungo la linea Chiasso-Como-Milano per ottimizzarne i passaggi e intralciare il meno possibile il transito dei convogli che in futuro porteranno in Italia merci e passeggeri dopo aver percorso, ad alta velocità, le gallerie di AlpTransit.
Una decisione accettata a denti stretti sia da parte della Regione Lombardia sia, soprattutto, da parte elvetica, visto che Berna punta, attraverso il progetto AlpTransit, a eliminare dalle strade svizzere i Tir in transito, spostando il traffico merci sui vagoni ferroviari. Uno sforzo che rischia di essere, almeno in parte, vanificato se non sarà sciolto un nodo fondamentale: da che parte andranno i treni una volta usciti dal tunnel.

Franco Cavalleri

Nella foto:
Il “treno del calcestruzzo” utilizzato per preparare la base su cui vengono poi posati i binari

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