Alta tensione sulla linea di confine. Arriva il referendum anti-stranieri

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Si vota domenica prossima. Al forum di Berna esplodono le questioni sin qui irrisolte

Da molto tempo i rapporti tra Italia e Svizzera non sono idilliaci. Ma la tensione accumulata negli ultimi mesi rischia di esplodere in maniera incontrollata. Sul terreno ci sono almeno molti ostacoli difficili da superare.
Uno di questi è il referendum del prossimo 9 febbraio promosso dal partito più conservatore della Confederazione, l’Udc.
Un referendum con cui si chiede la reintroduzione dei contingentamenti di stranieri. Siano essi lavoratori dell’Unione Europea, richiedenti asilo

o cittadini provenienti dal resto del mondo.
Un muro. Più simbolico che reale, perché la modifica dei trattati sugli accordi bilaterali non è proprio un percorso semplicissimo. Ma pur sempre un muro. Cementato con dosi massicce di ostilità anti- stranieri, cresciuta anche a causa della crisi.
In Ticino, il referendum del 9 febbraio ha poi un sapore assolutamente diverso. Se possibile, ancora più aspro. Frontalieri e “padroncini” sono nel mirino. E non è soltanto la Lega dei Ticinesi a sparare ad alzo zero contro gli italiani. Nella battaglia per il sì alla proposta lanciata a Berna dall’Udc si sono schierati persino i Verdi di Sergio Savoia, unica sezione degli ecologisti svizzeri a suggerire ai propri elettori di promuovere il referendum.
Il Partito Liberale Radicale ha chiesto ai suoi militanti di votare no ma con il suo presidente, l’imprenditore ed ex ciclista professionista Rocco Cattaneo, ha lanciato un’iniziativa parlamentare per l’abrogazione degli accordi sull’imposizione fiscale dei frontalieri.
Insomma, sotto il cielo della politica ticinese regna molta confusione e, in generale, brilla un sentimento di avversione per tutto ciò che arriva dalla vicina Penisola.
La questione è molto seria. E non aiuta a stemperare gli animi quanto accaduto negli ultimi due giorni a Berna, al forum per il dialogo tra Italia e Svizzera. Interlocutori che sempre, in passato, hanno cercato di annodare il filo della discussione si sono trovati quasi naturalmente su opposte barricate. A rivendicare ciascuno le proprie «buone» ragioni.
Che cosa sta quindi succedendo sulla linea di confine? E quali conseguenze potrebbe avere un sì al referendum del 9 febbraio?
Il politologo Oscar Mazzoleni insegna all’Università di Losanna, dove dirige anche l’osservatorio della vita politica regionale. A marzo uscirà per i tipi di Armando Dadò editore un suo saggio sul tema della frontiera. «Tutto nasce dalla crisi del 2008 e dal fatto – dice lo studioso ticinese – Partiti come la Lega di Giuliano Bignasca hanno modellato l’agenda politica sul tema dei rapporti tra Stati facendone il carburante delle elezioni. Ormai da anni c’è una campagna permanente che mette al centro il tema della frontiera: sovranità, protezione delle dogane, frontalieri, lavoro, immigrati».
La sintesi estrema, dice ancora Mazzoleni, è semplice: «L’epoca dello Stato nazionale forte e autonomo è coincisa con l’epoca del benessere. Di fronte alla globalizzazione e ai suoi processi si reagisce chiedendo di ripristinare forme di barriere. Simboliche e politiche».
Crisi locale, quindi. Ma anche crisi di carattere più generale. «Le frontiere si ricostruiscono sempre – spiega il docente dell’Università di Losanna – non è vero che nella globalizzazione le frontiere scompaiono. In un momento di forte crisi si creano spazi di opportunità politica per chi intende agire sulle paure dei cittadini. D’altronde, le difficoltà delle persone non sono soltanto simboliche. L’integrazione della Svizzera nello spazio europeo attraverso gli accordi bilaterali ha messo in diretta concorrenza due realtà molto disomogenee, mercati del lavoro e sistemi economici diversi tra loro. La maggiore permeabilità delle frontiere ha fatto così esplodere forti contraddizioni. Il nodo è il timore che l’Italia in crisi si avvicini a tal punto da contagiare anche noi. Il Ticino non è Zurigo, è un’economia periferica, piccola. Di fronte alla massa critica della Lombardia che appare incombente, è normale che nascano timori», conclude Mazzoleni.

Da. C.

Nella foto:
Il manifesto dei promotori del referendum contro gli stranieri in votazione il prossimo 9 febbraio in tutta la Svizzera

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