Amarcord 1985: Verona campione d’Italia con un Como entrato negli annali

Dan Corneliusson e Hansi Muller

Oggi sono 35 anni esatti: pareggiando 1-1 sul campo dell’Atalanta a Bergamo, il 12 maggio del 1985 il Verona conquistò il primo e unico scudetto della sua storia. L’ultimo titolo vinto nel calcio italiano da una formazione provinciale.
Una impresa unica, quella della compagine gialloblù, in un campionato in cui il Napoli schierava per la prima volta Diego Armando Maradona, l’Udinese Zico, alla Juventus brillava la stella di Michel Platini e all’Inter era giunto l’attaccante della nazionale tedesca Karl-Heinz Rummenigge. Non solo. La Fiorentina poteva schierare il brasiliano Socrates (però deludente), il Torino il suo connazionale Junior.
Il Verona sì campione, ma con un Como che in quel contesto fece un’ottima figura: la formazione allenata da Ottavio Bianchi chiuse all’undicesimo posto alla pari con Udinese e Avellino. Un risultato di assoluto rilievo, visto che per molti addetti ai lavori, i neopromossi lariani erano destinati ad una immediata retrocessione.
Invece fu un anno che gli appassionati non hanno dimenticato. Prima di tutto per la storica vittoria allo stadio di San Siro contro il Milan: uno 0-2 maturato grazie alle reti di Pasquale Bruno e Gianfranco Matteoli.
Altro exploit, i soli due gol subiti in casa per tutta la stagione, uno peraltro, con un rigore – giudicato dai più inesistente – concesso al Napoli per un fallo su Maradona.
Era un Como che aveva due stranieri di alto livello: Dan Corneliusson e Hansi Muller (nella foto). Lo svedese giunse in Italia dopo aver vinto lo scudetto con lo Stoccarda. Il tedesco fu mandato sul Lario in prestito dall’Inter e riuscì a mostrare la sua classe solo a sprazzi, a causa di una serie di fastidiosi infortuni. Nel suo curriculum, non va dimenticato, anche la vittoria agli Europei del 1980 con la Germania Ovest, disputati nel nostro Paese, e una apparizione negli ultimi minuti della finale dei Mondiali del 1982, quella persa proprio contro l’Italia.
Miglior marcatore di quella squadra, molto concreta, fu il marchigiano Moreno Morbiducci, con sole tre reti. Del resto quella azzurra era una formazione che puntava sul gruppo, forgiata da Ottavio Bianchi, che poi sarebbe stato il tecnico del Napoli del primo scudetto partenopeo.
In quel gruppo, a parte quelli già citati, nomi ancora oggi amati dai tifosi come il compianto portiere Giuliano Giuliani, i difensori Massimo Albiero, Antonio Tempestilli e Pasquale Bruno, i centrocampisti Giancarlo Centi, Luca Fusi, Luca Mattei e Giovanni Invernizzi.
Un gruppo di alto spessore. Non a casa, qualche tempo fa, il grande Maradona, confrontando i campionati di ieri e di oggi, ebbe a dire che ai suoi tempi «nessuno sarebbe andato a vincere allo stadio Como per 5-0, perché c’era un avversario validissimo». Mentre oggi in serie A capita fin troppo spesso.
Un Como esaltante nell’anno del Verona, con gli azzurri che non persero mai contro i futuri campioni d’Italia. Entrambi i confronti, infatti, sia allo stadio Sinigaglia che al Marcantonio Bentegodi, terminarono con il punteggio di 0-0.
I gialloblù alla fine vinsero con 43 punti, precedendo di 4 lunghezze il Torino, di 5 l’Inter e di 6 la Sampdoria. Como, salvo e retrocesse in B Ascoli, Lazio e la Cremonese di mister Emiliano Mondonico.
Giova ricordare che quel Verona tricolore aveva anche una forte componente comasca, al di là di una atavica rivalità che da anni aveva visto protagoniste le due tifoserie.
L’allenatore prima di tutto. Osvaldo Bagnoli, classe 1935, era arrivato sul Lario nel 1974 come vice di Pippo Marchioro e responsabile del settore giovanile. L’anno dopo in A è subentrato a Beniamino Cancian, pur senza evitare la retrocessione nel torneo vinto dal Torino di Francesco Graziani (che segnò al Sinigaglia) e Paolo Pulici.
Al fianco di Bagnoli, come vice, c’era Antonio Lonardi, scomparso nel 2018, già portiere degli azzurri tra 1956 e 1961 e tra 1967 e 1969.
Una rosa, quella del Verona, che aveva come star il tedesco Hans-Peter Briegel e il danese Preben Elkjaer Larsen e che era stata costruita da un comasco doc, il general manager Emiliano Mascetti, classe 1943, cresciuto calcisticamente nella squadra della sua città, in cui ha militato come centrocampista fino al 1965. Oltre che con i veneti, ha collaborato come dirigente con la Roma, l’Atalanta e la Sampdoria.
Nella rosa, due ex della squadra azzurra, Silvano Fontolan e Domenico Volpati. Il primo, grintoso stopper, è cresciuto nel vivaio e lanciato ad alti livelli dal Como, di cui poi è stato anche tecnico della prima squadra oltre che responsabile del settore giovanile. Il centrocampista Volpati era stato sul Lario tra 1976 e 1978. Ora ha lasciato il calcio e svolge l’attività di dentista.
Massimo Moscardi

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