Amarcord canturino

Storia e memoria – Fino al 12 febbraio a Villa Calvi 120 immagini in mostra per celebrare il 150° dello Stato unitario nella città del mobile
«Se non si conosce la storia, non si può nemmeno creare il futuro». Con questa frase il sindaco di Cantù Tiziana Sala ha presentato la mostra Cantù dal 1861 al 2011. Immagini e storia del territorio canturino, aperta a Villa Calvi da oggi fino al 12 febbraio (orari: tutti i giorni 15-18.30; sabato e domenica 10-12, 15-18.30; lunedì chiusa). Una mostra che sarà anche un libro che verrà ufficialmente presentato a gennaio.
Centoventi immagini a testimoniare come l’antica Canturium si

sia trasformata, nei 150 anni dall’Unità d’Italia, da città del merletto e delle brocchette in città del mobile e della pallacanestro.
«Cosa sarà in futuro, spetta ai giovani di oggi progettarla», ha detto ieri Giuliano Cappelletti, presidente della Commissione cultura. E sui giovani punta molto la città brianzola, perché con questa mostra possano vedere e capire il passato e progettare il futuro.
La fonte del materiale è stato l’archivio comunale, scrigno prezioso che contiene un tesoro di grande valore, a cui si sono aggiunti documenti e immagini provenienti da archivi privati.
Di alcuni avvenimenti storici non ci sono testimonianze, «perché questa è una mostra basata sulle immagini, e i primissimi anni dell’Unità non abbondano di materiale del genere», ha detto Tiziano Casartelli, storico di Cantù e del suo territorio e curatore della mostra.
Scorrendo le pareti di Villa Calvi, il visitatore potrà conoscere gli eventi e le persone che hanno fatto la storia di questa cittadina, nel 1861 piccolo borgo di 7.234 abitanti.
La narrazione comincia con i due personaggi probabilmente più significativi di quel periodo, entrambi uomini di Chiesa. Il primo era Paolo Angelo Ballerini, nominato vescovo di Milano dalla Casa imperiale asburgica – in base ad un trattato che assegnava questo privilegio ai regnanti viennesi – il giorno prima della battaglia di Magenta che avrebbe sancito la vittoria sabauda nella Seconda guerra di indipendenza. Il Ballerini era inviso ai milanesi, che lo vedevano come un residuo del potere austriaco. Il presule finì di fatto esiliato a Cantù e a Vighizzolo, fino a che, qualche anno dopo, non venne trovata una soluzione diplomatica. Di segno opposto la vicenda di don Carlo Annoni, parroco di Cantù, trasferito di forza dagli austriaci a Vittuone a causa dei suoi discorsi patriottici. Il destino volle che don Carlo avesse il grande privilegio, per un religioso patriota come lui, di celebrare la prima Santa Messa dell’Unità, il giorno dopo la vittoria di Magenta, in onore dei due sovrani vincitori, Vittorio Emanuele II e Napoleone III. La narrazione prosegue mostrando una Cantù tutta tesa all’innovazione sociale, tecnologica ed economica. La ferrovia, con la conquista della stazione di Cantù-Asnago. Poi, nei primi anni del 1900, una serie di grandi innovazioni: nel 1902 la prima linea telefonica, nel 1904 l’illuminazione pubblica elettrica, seguita due anni dopo dall’inizio della costruzione dell’acquedotto comunale. Nel 1909 il tram a piazza Garibaldi.
Grandi traguardi raggiunti a dispetto delle difficoltà istituzionali dei decenni a cavallo tra i due secoli, in cui il comune canturino inanellò una lunga serie di commissari prefettizi o di consiglieri anziani facenti funzione di sindaco. Uno di questi fu Giuseppe Borghi, che guidò Cantù durante i difficili anni della Grande Guerra, quando dei 2.000 giovani canturini ben 200 rimasero uccisi nelle trincee e altre centinaia tornarono con mutilazioni più o meno gravi.
Il primo dopoguerra vide Cantù sfidare il nascente regime fascista, quando nel 1924 elesse un sindaco socialista. Ventun anni dopo, la liberazione avvenne il 26 aprile, al termine di scontri cruenti con il reparto di SS italiane di stanza in città. Si contarono anche alcuni morti.
I decenni più vicini a noi sono quelli della rinascita economica e dell’immigrazione, con l’espansione dell’area urbana ed i rapidi cambiamenti sociali. Sono anche i decenni della pallacanestro – «un canestro in ogni cortile», si diceva in quegli anni – che ancora oggi pone il centro brianzolo alla pari con metropoli come Madrid e Atene, Barcellona e Istanbul.

Franco Cavalleri

Nella foto:
Sopra, giovani canturini in divisa garibaldina in una foto d’inizio ’900.

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