Amarcord Ungaretti nella gita a Mendrisio

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Si parla spesso, dopo un famoso articolo di Alberto Arbasino sul “Giorno”, di «gita a Chiasso» come sinonimo di  boccata d’ossigeno culturale che la vicina Svizzera garantirebbe agli italiani soffocati dal provincialismo. Molti indizi confermano che  arti e spettacoli della confederazione  siano in media più brillanti rispetto al medio grigiore  del Comasco, salvo poche eccezioni. Un documento che ho avuto fortuna e  piacere di visionare e condividere con il pubblico tempo fa corrobora invece una tesi meno polemica e cioè quella che vuole i due Paesi fraterni amici sul fronte della cultura, in virtù di antichi legami non solo linguistici.

Si tratta di un piccolo frammento di pellicola, una sfida al tempo. Girato in formato 8 millimetri e poi trasferito in digitale, dura pochi minuti. Fino al 2010 era inedito,  lo avevano visto solo amici e familiari di Ares Pedroli, fotografo di Mendrisio (figlio di un altro grande della fotografia ticinese, Gino Pedroli). Che nel 1948 ebbe l’opportunità di filmare il grande poeta Giuseppe Ungaretti in visita nella sua casa sulla collina. Lo scrittore, che pochi anni più tardi (1953) avrebbe firmato la prefazione al primo libro di poesia del fratello di Ares, Amleto (Poesie, “Tiponova S.A.”, Mendrisio), era a quel tempo in giro per la Svizzera italiana a tenere letture e conferenze. Eccolo dunque, nel filmato, intrattenersi amabilmente, ospite di riguardo a casa Pedroli, e andar per funghi con gli ospiti sul Monte Generoso, al confine tra Comasco e Ticino. Passano tre anni, è il 1951: Ares è a Roma, in gita con il collegio ticinese in cui studia. Con la cinepresa in tasca, e la stessa pellicola pronta all’uso, va a far visita al poeta ormai amico di famiglia.

Ecco dunque nuovamente l’autore del Porto sepolto, con moglie e figlia, in una breve Epifania. Manca il sonoro, sono brevi frammenti di vita. Ma strappano emozione. E raccontano tra l’altro un Ticino che non c’è più, fatto di colline con pochi insediamenti urbani, e un poeta che lo visita e lo ammira con gli amici: messaggio di semplicità e di umanità. Per la cronaca, mi riservai con il beneplacito dei proprietari l’onore di  proiettare il video a ciclo continuo durante il festival di poesia “Invasioni” da me curato  nel  Teatro Sociale di Como il 21  marzo 2010 (ah, se passa il tempo!), kermesse mai più ripetuta che tenne banco dalle 15 a mezzanotte con decine  e decine di ospiti.

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