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AMARCORD – La Scuderia del Lario festeggia 50 anni

altCinquant’anni e non sentirli. L’entusiasmo dei giovani kartisti alla recente cena sociale ha fatto capire che la Scuderia del Lario, che festeggia mezzo secolo di vita è tutt’altro che un sodalizio antiquato.
Anzi, l’associazione automobilistica cittadina ha il doppio vantaggio di avere un vivaio sempre fiorente e un gruppo di persone di esperienza in gradi di dare buoni consigli a chi inizia a entrare nel mondo dei motori.
Un connubio ideale per una scuderia, oggi presieduta dal pilota

e imprenditore Luca Ambrosoli, che continua a contare tra le sue fila piloti di primo piano e che, nel passato, recente e meno recente, ha avuto affiliati driver che hanno scritto pagine importanti nella storia dell’automobilismo nazionale e internazionale.
I nomi di oggi sono di altissimo rilievo. Si parte da Davide Valsecchi, pilota di Gp2 e recente vincitore del campionato Gp2 Asia, per arrivare a Nicolò Balsamo, kartista 12enne che lo scorso anno ha vinto il campionato mondiale della categoria Easykart. Ma ci sono anche il “sempreverde” Arturo Merzario, che continua a dilettarsi sulle piste d’Italia e d’Europa e Davide Uboldi, che da due anni vince il titolo tricolore Prototipi. Senza dimenticare Andrea Sonvico, protagonista in pista con la Porsche o il rallista Luca Ambrosoli.
Una storia, quella della Scuderia del Lario, iniziata nel 1960, grazie a sei soci fondatori: Franco Erba, Giorgio Vitelli, Antonio Camponovo, Luciano Iermi e gli scomparsi Alberto Redaelli e Felice Galli.
E in questi cinquant’anni sono stati molti i piloti di rilievo che hanno corso con il sodalizio comasco, compresa gente che ha guidato in Formula 1.
È il caso del già citato Arturo Merzario, ma non vanno dimenticati lo svizzero Silvio Moser e gli argentini Esteban Tuero e Gaston Mazzacane. E tra i soci onorari c’era anche Michele Alboreto, che con la Scuderia del Lario e i suoi componenti ha sempre avuto un solido rapporto di amicizia. I dirigenti, inoltre, tengono viva la memoria di Sandro Corsini, morto nel 1998 in una gara di Formula Junior. A lui viene dedicato un riconoscimento annuale.
Non vanno dimenticati poi rallisti come Raffaele “Lele” Pinto (che iniziò con la pista per poi passare alle gare su strada), Gianni Del Zoppo e l’attuale presidente di Aci Italia, Enrico Gelpi.
A ricomporre pezzi di storia è Gianfranco Bianchi, 80 anni appena compiuti, dal 1970 dirigente del sodalizio. «Tra i tanti presidenti mi sento di citare Giancarlo Ponti – afferma – che occupò questo ruolo per dieci anni, fino al 1980. Fu lui, ad esempio, a portare da noi lo svizzero Silvio Moser».
«Dopo Ponti arrivò Enrico Guggiari – aggiunge Bianchi – e nei primi anni ’80 iniziò ufficialmente anche l’attività rallistica». E in quel periodo l’associazione cittadina si distinse anche nel proporre competizioni.
Dal 1981 affiancò l’Aci di Como nell’organizzazione del Rally Villa d’Este, che oggi è a pieno titolo nel Campionato italiano. Altra manifestazione curata, lo “Slalom Alpe del Vicerè”, una competizione che peraltro proprio in questo 2010 potrebbe tornare a nuovi fasti, anche se con altri promotori.
Poi, tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90, la Scuderia del Lario visse una fase di decadenza, con poche persone (tra cui lo stesso Bianchi e il compianto segretario e copilota di rally Maurizio Riva) che la tennero in vita “burocraticamente”, iscrivendola ogni anno anno all’Aci. «Ma la cosa simpatica – aggiunge ancora Gianfranco Bianchi – è che io continuavo a girare l’Italia e a seguire le gare, in particolare quelle della Formula 2000 e ci furono alcuni piloti stranieri che scelsero di gareggiare con i nostri colori». Tra loro c’erano gli argentini Gaston Mazzacane ed Esteban Tuero, che poi avrebbero gareggiato anche in Formula 1. «Sarà stata una fase di decadenza – sostiene l’80enne dirigente – ma fu caratterizzata dalla conquista di cinque titoli italiani».
Ma, al di là dei successi, c’era la voglia di coinvolgere di nuovo nella vita della Scuderia del Lario i piloti e gli appassionati comaschi. «Un giorno ero a Monza, era il 1996 e incrociai un gruppo di piloti, tra cui l’ex presidente Enrico Guggiari – spiega Bianchi – e parlammo della possibilità di dare un nuovo impulso». E così si ricominciò con la composizione di un nuovo consiglio direttivo, capitanato da Enrico Guggiari, a cui è succeduto, dal 2003, Roberto Ambrosoli, che ancora adesso guida il sodalizio.
Una scuderia che ha il pregio di avere una storia importante ma che può contare tanti piloti entusiasti di tutte le età. E, cosa curiosa, all’interno si sono create anche dinastie da corsa, con figli che hanno ereditato la passione dai rispettivi padri: è il caso di Gaudenzio e Davide Uboldi, Tino Saccomanno e i figli Massimo e Giuseppe, Enrico e Andrea Guggiari, Angelo e Andrea Sonvico e del grande Arturo Merzario, che alla recente cena sociale ha tesserato il nipote Leonardo.
Sempre in occasione dell’incontro conviviale che si è svolto allo Yacht Club il presidente Roberto Ambrosoli (che nel suo lavoro è supportato dal vice Gian Battista Bertocchi e dal segretario Enrico Giorgetti) ha premiato il socio onorario Guido Cappellini, che nel 2009 ha vinto il suo decimo titolo mondiale di Formula 1 motonautica. «Prima di correre in acqua – tiene a dire Ambrosoli – Cappellini è stato un ottimo pilota automobilistico con i nostri colori».
Personaggi vincenti, dunque, quelli della Scuderia del Lario che hanno scritto e scriveranno pagine di storia non solo nell’automobilismo, ma, più in generale, negli sport motoristici. Davide Valsecchi oggi rappresenta la punta dell’iceberg, il pilota di maggiore visibilità, ma la cosa bella è che alle sue spalle c’è un solido vivaio, con giovani motivati e appassionati. I cinquant’anni, insomma, non sono un punto d’arrivo, ma di partenza.

Massimo Moscardi

Nella foto:
Da sinistra, Roberto Ambrosoli, Guido Cappellini, Andrea Sonvico e Davide Valsecchi
10 marzo 2010

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