Anche Como dice addio a Nanda Vigo, artista della luce

Como, Palazzo Terragni, Casa del Fascio

Lutto nel mondo della cultura comasca per la scomparsa di Nanda Vigo, artista e designer poliedrica morta il 15 maggio all’età di 83 anni.
«Era legata a Como, a Giuseppe Terragni, a Mario Radice e a Ico e Luisa Parisi – dice Roberta Lietti, collezionista e curatrice dell’Archivio Parisi – Era venuta l’estate scorsa all’inaugurazione della mostra su Mario Radice nella Pinacoteca di Como a Palazzo Volpi e l’aveva molto apprezzata, tanto da chiamarmi per farmi i complimenti. Era stata definita da Mario Radice un’artista “vera”. A lei Radice aveva scritto una bellissima lettera, amava moltissimo Como anche se era molto critica per la mancanza di attenzione verso la sua grande ricchezza culturale».
«Conosco il lavoro di Nanda Vigo fino dai tempi della Domus Academy, dal 1983, a Milano – dice l’architetto comasco Francesco Murano, esperto di light design e docente al Politecnico – Conoscevo le sue lampade tutte cromate e lucide come i mobili neri che ammiravo in casa di Mimmo Rotella. Di Nanda ho sempre apprezzato la coerenza stilistica e il suo porsi al di sopra delle pratiche correnti del design senza però mai ambire all’arbitrio delle realizzazioni artistiche. Si manteneva attenta alla dimensione architettonica degli oggetti, dimensione dalla quale discendeva un uso rigoroso nell’accostamento dei materiali, delle linee rette e delle curve (poche) alle quali però ultimamente asserviva la luce. L’ho rivista a Palazzo Reale nella mostra che le hanno dedicato, una mostra che risplendeva tutta della forza del suo operare nonostante il tono ridotto concesso a una figura che vi si aggirava imperiosa su di una sedia a rotelle e che era talmente prossima al mondo del design e dell’arte da far supporre di sentirsene sempre oltre e al di là».
«Avrei voluto conoscere Nanda Vigo personalmente e l’ho anche invitata – dice l’architetto comasco Paolo Donà – per presentare la ristampa di Lettere ai Parisi di Gio Ponti. Era una preziosa testimone della vita culturale milanese degli anni Sessanta e aveva una predilezione per Como e i suoi profeti, in primis Terragni che aveva conosciuto attraverso la Casa del Fascio e Mario Radice. Nel suo libro “Giovani rivoluzionari” del 2019 edito da Mimesis, una frizzante autobiografia, descrive proprio l’attuale sede della guardia di finanza e nel libro è riprodotta anche una copia della lettera autografa che Mario Radice dedica a Nanda in occasione della performance Tautologia-immagine che la Vigo propose nel 1979 nella mostra Spazio suono immagine a Villa Olmo nell’ambito del 13° festival “Autunno Musicale”. Mi dispiace che Nanda non abbia potuto portare ai comaschi il racconto della realtà di quegli anni di cui è stata protagonista, portavoce di uno spirito eclettico e rivoluzionario in cui l’arte dialogava con il design e l’architettura».
Ma lasciamo proprio all’autobiografia la testimonianza diretta del ricordo di un’Epifania che per Nanda Vigo fu cruciale. Nanda ricorda quando a sette anni era con i suoi sfollati a Moltrasio: «Andavamo spesso a Como a fare spese e in una di quelle passeggiate capitammo davanti alla Casa del Fascio del Terragni. Come in una folgorazione, rimasi abbagliata da tanta bellezza, per me costituita dalla luce che filtrava attraverso il vetrocemento e che si espandeva nelle strutture complementari a quelle interne, in totale continuità tra in e out e scandendo i volumi di un’architettura in continuo divenire».

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