Anche la cultura comasca chiede aiuto al “5 per mille”

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Si avvicina a grandi passi la stagione delle tasse. Troppi ancora non le pagano proprio. È «bellissimo» invece farlo, come disse nel 2007 un ministro prematuramente scomparso lo scorso dicembre, Tommaso Padoa-Schioppa, che allora fu per questa esternazione televisiva bersaglio di polemiche ma che oggi in molti rimpiangono come modello di rigore intellettuale e che il presidente Giorgio Napolitano ha definito uno dei «migliori italiani». L’equità fiscale è la misura della civiltà di un Paese: sono, con le parole dell’economista, «un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l’istruzione e l’ambiente». 

E qualche volta si riesce anche a pagarle per consolidare le proprie radici culturali. In questi giorni ferve su vari canali mediatici la campagna per devolvere il “5 per mille”  delle imposte dovute allo Stato nella dichiarazione dei redditi a questo o a quel soggetto giuridico, come contributo ad attività filantropiche o di volontariato sociale. Nella miriade di sodalizi ed enti cui è possibile destinare tale frazione delle proprie tasse ci sono anche realtà lariane come l’associazione culturale che promuove l’antica prassi dei pellegrinaggi spirituali, gli Iubilantes (il motto della campagna in corso, piuttosto azzeccato,  è “Dai gambe al nostro cammino”), l’Associazione per il Museo della Seta di Como e la Società Archeologica Comense. Un sostegno al volontariato culturale che può essere visto  come la goccia che non cambia la consistenza dell’oceano, ma ribaltando la prospettiva anche come atto eroico in tempi in cui la cultura viene sempre più vista come la sorella povera e inutile: un battito d’ali che può provocare a lungo andare positive reazioni su scala più ampia.

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