Cronaca

Anche viale Geno rapito dal degrado

Como 13 marzo 2010, degrado passeggiata di Villa GenoCittà sfregiata Servono 600mila euro, ma non sono ancora a bilancio
Un altro punto suggestivo della fascia a lago abbandonato al suo destino
“Un luogo di piacevoli passeggiate e riflessioni”. Ma anche “uno scorcio suggestivo e emozionante di Como”. Così alcune guide turistiche descrivono viale Geno. Come non essere d’accordo.
Anche ieri mattina, complice il primo sole di marzo, in questo angolo della città si potevano ammirare, in tutto il loro splendore, le bellezze del lago. Famiglie a passeggio con i bambini, ragazze impegnate a fare jogging e turisti con la macchina fotografica “sguainata”. Tutto in apparenza normale. Almeno a uno sguardo disattento o da “turista”. Ma, come

  in altre zone della città, anche qui il degrado regna sovrano. In più punti. E quando meno te lo aspetti si presenta all’improvviso in tutto il suo squallore. Sotto forma di una lavatrice abbandonata e buttata in mezzo a sterpaglie e sporcizia. A pochi passi dalla Como Nuoto. Sempre nello stesso punto, a ridosso della montagna, si possono scorgere anche alcune sedie di plastica. Gettate sotto alcuni rami. Oltre all’immancabile corollario fatto di rifiuti e detriti. Proprio in fondo a viale Geno si apre la piazzetta Felice Baratelli. Luogo romantico per giovani coppie. Con un panorama mozzafiato di fronte. E sporcizia tutto intorno. Anche la targa che indica la presenza, a cinque metri di profondità nelle acque del lago, della statua del Cristo degli Abissi, non è stata risparmiata dagli incivili. Scritte sono comparse sulla placca commemorativa e tutto intorno.
E, immancabili, fanno capolino anche lucchetti con messaggi d’amore, legati alla ringhiera.
Uno stato di abbandono che continua ripercorrendo la strada, disseminata di veri e propri crateri, che conduce nello spiazzo di fronte a villa Geno.
Poco prima di arrivarci, come in ogni città turistica, compare una toilette pubblica. Guai ad avvicinarsi però. Una porta pericolante accoglie gli incauti che si avventurano all’interno.
E tra lavandini rotti e servizi igienici non proprio puliti, l’unica saggia decisione da prendere è tentare la sorte altrove.
Senza però ottenere miglior fortuna. A pochi passi da Villa Geno comincia infatti la scalinata che, attraverso un sentiero immerso nel verde, conduce fino alla via per Torno.
Ma non solo. Sempre da qui parte, come recita un cartello, l’antica pedonale per Blevio.
Tempo stimato di percorrenza, un’ora. Previsione corretta e verificata forse al tempo in cui è stata installata la targhetta. Oggi invece, con ogni probabilità, si può sapere quando si parte, ma sicuramente non quando e se si arriva.
Il sentiero che comincia a inerpicarsi in salita è infatti un monumento alla sporcizia e alla pericolosità. E con ogni probabilità, almeno in certe ore del giorno, all’insicurezza.
A testimoniarlo, fin dai primi gradini, compaiono bottiglie di vino e di birra abbandonate.
E avanzi di cibo. Tutti resti di cene con “vista lago”. Apparecchiate sulle panchine, in gran parte imbrattate e rovinate. Con i rifiuti che, naturalmente, sono stati gettati a terra.
Nessuno sembra essersi accorto, anche in questo punto di Como, dei cestini della spazzatura.
Tutti ignorati tranne uno, letteralmente sradicato da terra e buttato in un angolo.
Continuando la risalita, massima attenzione a dove si mettono i piedi.
Tra buche, avvallamenti, frammenti di roccia e ringhiere in più punti inesistenti, a ogni passo si rischia una rovinosa caduta. Più si sale più diventa pericolosa la passeggiata. In un angolo, qualcuno deve aver deciso di accamparsi. Si intravedono infatti ancora coperte e avanzi di cibo.
È ormai tempo di abbandonare l’idea di raggiungere Blevio e ritornare sul lungolago.
Questa “camminata” rappresenta un esempio, fallito, di itinerario alla scoperta del territorio. Ma soprattutto di città turistica. Ripartendo dal parcheggio davanti a Villa Geno, spiccano altri particolari indecorosi. Come un lampione segato in due oppure il manto stradale sconnesso in più punti. Per non parlare del vespasiano ancora esistente e diventato ormai terreno di esercitazioni per i writers nostrani.
Percorrendo la strada in macchina, emergono altre problematicità.
Innanzitutto lungo la sede stradale. Con i parcheggi posizionati sul lato destro, diventa infatti molto spesso complicato transitare quando si incrociano macchine provenienti dal senso opposto. Le vetture si sfiorano e spesso chi lascia questo viale è costretto a salire con le ruote sul marciapiede. Altro tasto dolente, quest’ultimo, dell’intera passeggiata.
In più punti, infatti, sta cedendo. Numerosi pezzi di muretto si sono già staccati. Alcuni naturalmente. Altri a causa dell’incuria. Molti, come sempre succede in questi casi, per colpa dell’inciviltà delle persone. In più di un angolo, infatti, ignoti vandali hanno sradicato lastre di pietra per poi gettarle nel lago. Alcuni anziani, a passeggio lungo il viale, fanno notare un altro particolare.
I muretti che si affacciano sul lago sono in alcuni punti instabili. E tastando il terreno con la scarpa, si muove in maniera preoccupante il punto di congiunzione tra la ringhiera e la pavimentazione.
Risalendo il lungolago si arriva infine alla passeggiata Sergio Ramelli. Dal livello della strada, sette gradini sconnessi e pericolosi conducono in questo angolo del viale.
Dove colpisce, soprattutto, una centralina che comanda le fontane, ormai ridotta a un ammasso di ruggine.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Un cestino della spazzatura divelto: viale Geno deve fare i conti anche con l’attività senza sosta dei vandali (Foto Baricci)
14 marzo 2010

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