ANDARE AL CINEMA ALLA VECCHIA MANIERA

di LORENZO MORANDOTTI

Nonostante il realismo di Tornatore
Una pietra quasi tombale sul destino dei cinema a Como. Ma, al contempo, un significativo spiraglio di speranza che invita a risolvere una vicenda intricata. Se cambiamo metafora il prodotto non cambia: da una parte, un’orgogliosa schiacciatina d’acceleratore per non perdere faccia e dividendi. E, dall’altra, un amaro ma concreto freno a mano tirato sul rettilineo del lungo periodo.
Così è andata ieri mattina a Milano, dove si è presentato alla stampa mister Esselunga Bernardo

Caprotti, patron della catena di supermercati che comprende il polo dell’ex Trevitex di Camerlata con nove sale mute da anni e uno spazio commerciale attivo solo per un decimo, per intoppi burocratici di vario tipo.
Caprotti ha annunciato la ferma intenzione di non vanificare il proprio investimento su Como. Anzi, di volerlo proteggere con i denti sul tavolo programmatico che, presto o tardi, lo vedrà di nuovo faccia a faccia con il Comune. E che dovrà, però, vedersela con altre urgenze che incombono nell’agenda politica di riferimento (quisquilie come il futuro dell’ex Ticosa e del cantiere delle paratie sul lungolago) e con la frontiera sempre più prossima delle elezioni amministrative.
Ieri l’incontro a Milano ha avuto come protagonista per il lancio di un film sull’impero di Esselunga, accanto a Caprotti, il regista Giuseppe Tornatore. Cantore romantico della magia dei cinema di “prossimità”, nel capolavoro Nuovo Cinema Paradiso, ha commentato in modo ben poco romantico la progressiva moria delle sale nella Como d’oggi. Agonia solo in parte mitigata dai multisala, dal momento che quello di Camerlata ebbe, in concorrenza con le 11 sale dell’Uci di Montano, breve gloria. Mentre i due colossi litigavano, sono cambiate mentalità e modalità del consumo dei prodotti dell’industria cinematografica. Saremo sempre più destinati a guardare film ad alta definizione sul telefono, sul computer e in salotto. Facciamocene una ragione, rimuovendo dal nostro orizzonte d’esperienza il rito dell’uscita serale (o pomeridiana) per godersi una pellicola nella magia di una sala buia e su uno schermo che nessuna parete domestica potrebbe imitare. Eppure la tenacia dei cineforum (proprio ieri ha aperto quello dell’Astra) documenta che c’è ancora qualche inguaribile romantico che vuole condividere l’emozione – insieme individuale e collettiva – dell’“andare al cinema” alla vecchia maniera. A costo di consumare benzina o suole di scarpe. Ritenendola ancora quella più sana e tutto sommato a misura d’uomo.

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