Angelo Majocchi difende il progetto dell’autosilo di viale Varese

© | . . La zona di viale Varese dove dovrebbe essere costruito il nuovo autosilo

Il parco delle mura. È la suggestiva descrizione che identifica – in mezzo a planimetrie, sezioni e calcoli matematici – la futura area di viale Varese qualora si dovesse concretizzare il tanto dibattuto autosilo. Sfogliando il progetto preliminare, presentato a inizio novembre dalla Nessi & Majocchi in Comune, si può infatti osservare come si trasformerebbe la città, nel sottosuolo e in superficie, dai posti auto – 394 in totale – fino all’arredo urbano, inserito in un contesto cittadino di pregio che «attualmente è invece poco sicuro e non valorizza le bellezza dell’area», come sottolinea Angelo Majocchi, promotore del progetto.
«Partiamo dall’assoluta necessità di creare sia i posti a raso, 164, che i 230 interrati. Ma tutto intorno abbiamo immaginato come poter far convivere la necessità di dotare Como di parcheggi, vitali per una città che si definisce turistica, con strutture per l’accoglienza di quegli stessi visitatori», spiega Majocchi.
E così, lasciando per un attimo da parte gli stalli per le auto, si interverrebbe sul verde. A partire dalle uscite in superficie dell’autosilo, ipotizzate come delle “scatole verdi” con piante – tipo la glicine – sulla sommità e strutture trasparenti. E tutto intorno, dove oggi ci sono giardinetti spesso degradati, massima cura del verde con l’innesto di essenze floreali e la realizzazione di piccoli giardini di erbacee e piante aromatiche.
Verrebbero inoltre rifatti sia la pavimentazione che il sistema di illuminazione, che sarebbe funzionale e all’insegna del risparmio sul fronte dei consumi. «L’idea, ovviamente modificabile e migliorabile, è poi quella di intervenire anche con la creazione di alcune strutture lungo viale Varese, di dimensioni contenute, che possano offrire ai turisti servizi di cui possono aver bisogno – dice Majocchi – Da un chiosco con i tavolini a un punto dove noleggiare le bici, a una piccola bottega dove acquistare prodotti tipici. Al massimo tre punti di interesse. Sono idee da valutare e discutere. Ma solo così, con il verde, l’offerta di servizi e l’illuminazione si invogliano le persone a utilizzare la struttura».
Ovviamente, dietro alla cura dei dettagli, rimane la prerogativa dei parcheggi. Rispedita nuovamente al mittente l’ipotesi di realizzare la struttura senza i parcheggi a raso, come detto di recente dal sindaco Lucini. «Impossibile. Senza quei posteggi l’operazione non sarebbe più in equilibrio. La costruzione dell’autosilo verrebbe sostenuta dal project financing e le banche hanno già dato parere favorevole. Ma senza i posteggi a raso circa il 40% degli introiti verrebbe meno, quindi il conto economico non reggerebbe», precisa Majocchi.
Che pone poi un interrogativo. «Proprio non riesco a capire la natura, la ragione segreta di una simile richiesta. Oggi, in quello stesso punto, esistono già i posti auto in superficie. Non c’è un prato fiorito che, se cancellato all’improvviso, farebbe inevitabilmente e giustamente sorgere delle polemiche. Perché dunque opporsi a un piano che apporterebbe delle migliorie? Anche perché, dopo la cancellazione di 250 posti auto blu trasformati in gialli, si restituirebbe il medesimo numero di parcheggi alla città e ai turisti». Domande su cui la maggioranza che governa Palazzo Cernezzi si sta spaccando.
Per quanto riguarda il progetto, invece, tutto è pronto. «Abbiamo analizzato il sottosuolo e visto come non si possa andare oltre i 4 metri di profondità, perché bisogna tenere conto dei possibili reperti archeologici e della falda acquifera. Da qui la decisione di fare un solo piano interrato».
L’investimento sarebbe di 10 milioni di euro e servirebbe un massimo di 24 mesi di cantiere. «Abbiamo già ipotizzato anche le tariffe – conclude Majocchi – Prendendo a prestito quelle applicate all’autosilo del Valduce in viale Lecco». Ovvero, giusto per fare degli esempi, 1,50 euro per un’ora e 218 euro per un abbonamento mensile.
Fabrizio Barabesi

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