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Angelo Monti promuove l’aspetto di piazza Verdi: «Andrebbe solo completata. Giusto abbattere il cedro»

L’opinione del presidente degli architettiAngelo Monti, presidente dell’Ordine degli architetti di Como, non ha dubbi sull’aspetto di piazza Verdi. «L’abbattimento del cedro e l’eliminazione del parcheggio hanno restituito alla città una vera piazza urbana – esordisce Monti – E, sinceramente, io non trovo spaesante l’effetto di vuoto che si è creato con il nuovo assetto». Anzi, secondo il presidente degli architetti lariani, l’aspetto vagamente metafisico della piazza è un punto di forza.«Le prospettivi libere che si possono

godere tra l’abside del Duomo, il Teatro Sociale e, in lontananza, la facciata della ex Casa del Fascio sono bellissime – afferma Angelo Monti – Dunque, trovo giusto che quegli spazi rimangano vuoti».Dove, semmai, l’architetto valuterebbe un intervento è nella fascia antistante piazza Verdi, cioè tra il passaggio a livello e, sulla sinistra, il posteggio ricavato all’ombra della Torre Pantera.«Forse quell’area meriterebbe un ripensamento – sostiene Monti – La zona è ancora in parte poco definita, e si potrebbe valutare un intervento per integrarla maggiormente con gli spazi intorno. Il tutto, però, senza pensare per forza all’eliminazione della ferrovia, che resta un punto di forza per chi arriva a Como e può scendere direttamente a pochi passi dal lago e in pieno centro».Come noto, il dibattito sull’aspetto attuale di piazza Verdi è stato innescato dalle dichiarazioni dell’assessore Daniela Gerosa, che la definì «un po’ spoglia», ipotizzando anche l’inserimento di verde (ma non alberi).«Come detto – ribadisce il presidente degli architetti – io non toccherei la parte centrale della piazza. Ma, comunque, l’aspetto più importante da tenere presente per qualunque intervento è che non si può agire a spot, sui singoli punti. L’importante – prosegue Angelo Monti – è guardare a tutta quell’area nel suo complesso, senza toccare un singolo pezzettino».«La visione organica di ogni modifica – conclude l’architetto – è essenziale, anche se spesso richiede tempi più lunghi rispetto alla modifica di un particolare. Ma siccome conosco e apprezzo Daniela Gerosa, sono certo che anche lei la pensa così».

E.C.

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