Cultura e spettacoli

Annie Ratti: «Arte contemporanea, un museo tra Casa del fascio e Uli»

Il progetto per la città di domani
Un grande museo tutto dedicato all’arte contemporanea, che aggreghi e valorizzi con proposte culturali, funzionando come un laboratorio e un centro culturale internazionale, la Casa del fascio di Giuseppe Terragni del 1932-1936 (da tempo sede del comando provinciale della guardia di finanza) e l’Uli, gioiello di altri due maestri del Razionalismo, gli architetti Cesare Cattaneo e Pietro Lingeri, finito nel 1943 (era la sede dell’Unione dei Lavoratori dell’Industria, oggi è dell’Asl e la prospettiva è nel medio termine la sua cessione, dopo la nascita della cittadella sanitaria all’ex Sant’Anna).
L’idea viene da
Annie Ratti, presidente della Fondazione Antonio Ratti, che la ribadirà giovedì alle 18 all’incontro del ciclo La kunsthalle più bella del mondo. Un progetto per il Centro delle Arti Contemporanee di Como, in calendario a Villa Sucota, in via per Cernobbio 19, sede della stessa Fondazione.
«L’obiettivo del ciclo, in corso da due anni – dice Annie – è indicare i problemi e le prospettive di sviluppo che un museo per l’arte contemporanea potrebbe avere oggi in città».
Casuale la concomitanza con il cambio della guardia a Palazzo Cernezzi?
«Vogliamo solo offrire un contributo di discussione alla città – dice ancora Annie Ratti – Ragionare, attraverso gli atti dei vari incontri, su quali sarebbero la forma e il contenuto ideali per una “kunsthalle” in città. Oggi la figura del museo è in crisi. Il “Maxxi”, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, ad esempio, è in difficoltà. Non parliamo del “Pac” di Milano, che langue. E l’arte contemporanea ha sempre meno spazi. La situazione è drammatica».
E Como cosa può fare?
«Creare uno spazio interattivo per le arti, dove non si facciano solo mostre ma anche laboratori, e in cui ospitare artisti».
E voi lanciate la proposta dell’abbinata Casa del fascio e Uli. Ma c’è anche l’ex Teatro Politeama come potenziale “casa della cultura”. Che ha anche una funzione residenziale.
«Occorre puntare all’eccellenza. Il Politeama è interessante, ma la soluzione di piazza del Popolo e via Pessina permetterebbe di recuperare a scopi culturali “alti” la simmetria di due costruzioni storiche, ricche di valori estetici. Significherebbe lavorare sulla storia».
Annie Ratti non sarà sola giovedì. Affiancata dal direttore della Fondazione Ratti Marco De Michelis, ospiterà a Villa Sucota un protagonista dell’arte italiana di notorietà mondiale come Michelangelo Pistoletto, celebre per le sue opere costituite da enormi specchi. Ha animato nella sua Biella, dove è nato nel 1933, una factory simile al sogno della Casa del fascio rinata alla causa dell’arte abbinata all’Uli: è “Cittadellarte”, fabbrica di giovani creativi.
«Oggi – dice Pistoletto – l’arte ha una responsabilità nuova. Perché ha portato alle estreme conseguenze le istanze di libertà da ogni ideologia e da ogni finalità esterna sorte a metà del secolo scorso, grazie a maestri come il nostro Giuseppe Capogrossi, con cui c’è stata l’affermazione del segno individuale. Nelle sue opere il tratto personale assume un senso di universalità. Anche io con i miei “quadri specchianti” ho voluto proprio indicare la strada del dialogo, dell’incontro tra le discipline e tra l’arte e la società. In particolare, per dar vita a un museo oggi occorrono prospettive nuove, che riprendano lo spirito creativo a 360 gradi tipico del nostro Rinascimento. È una sfida, lo so, un impegno molto grosso, ma vale la pena affrontarlo. Proprio come fa la Fondazione Ratti, investendo nella formazione dei giovani e invitando a Como in qualità di “visiting professor” artisti internazionali per i suoi corsi. E come cerco di fare io a Biella. Tra l’altro altra città tessile. Sono vocazioni al “fare” affini, si direbbe». Inevitabile chiedere al maestro Pistoletto cosa pensa del mercato dell’arte di oggi. «La finanza sta facendo esplodere il mondo, è sotto gli occhi di tutti. Qualche artista si lascia incantare associandosi a queste “bolle”, e così si inventano personaggi e mode per raccogliere il massimo consenso. Ma l’arte che fa crescere un territorio va da tutt’altra parte. A Biella e a Como, ad esempio».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
L’artista Michelangelo Pistoletto con alcuni dei suoi celebri “specchi”
1 maggio 2012

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