Anoressia e bulimia: 60 ragazzine comasche seguite dal Sant’Anna

0gabrielestampaguarda il videoL’adolescenza si conferma l’età più a rischio. Nel 35% di casi non si ha un lieto fine

L’adolescenza è l’età più a rischio e il problema è quasi esclusivamente al femminile, anche se stanno aumentando i casi tra i maschi. I disturbi della condotta alimentare (Dca), anoressia e bulimia in particolare, colpiscono in un anno circa 60 ragazzine comasche, con una crescita del 4% delle pazienti che si rivolgono all’ambulatorio specialistico dell’azienda ospedaliera Sant’Anna.

«Anoressia e bulimia sono due facce della stessa medaglia – esordisce Gabriele Stampa, nella foto, responsabile del Centro Dca di Asso dell’azienda ospedaliera Sant’Anna – e l’aspetto fondamentale è andare all’origine della patologia, che ha una natura propriamente psicologica. Il problema è molto ampio, perché ai casi conclamati di malattia, che hanno una specifica diagnosi e conseguentemente un percorso di cura, si aggiunge un’ampia varietà di casi di disturbi della condotta alimentare. Le ultime stime ci dicono che il 10-15% delle ragazze tra i 14 e i 24 anni ha una situazione anomala su questo fronte».

Il centro Dca dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, dal 2006 ha sede ad Asso mentre a Como, in via Napoleona, è attivo l’ambulatorio specialistico, che effettua circa mille visite all’anno. Per i casi più complessi, quando cioè è a rischio la sopravvivenza della paziente, si ricorre al ricovero. «Nel 40-60% dei casi c’è un pieno recupero della paziente – dice Stampa – mentre purtroppo nel 35% dei casi c’è una cronicizzazione. E non mancano gli esiti drammatici».
L’età più a rischio è quella dell’adolescenza. «In questa fase il ruolo della famiglia è fondamentale, in particolare per cogliere precocemente eventuali campanelli d’allarme – spiega Gabriele Stampa – I segnali ai quali prestare attenzione sono i cambiamenti del regime alimentare senza un reale motivo e anche le modifiche delle abitudini sociali e relazionali, sia in positivo che in negativo. Ovvero, ad esempio, smettere di studiare di colpo oppure pensare esclusivamente a studiare».
I disturbi della condotta alimentare colpiscono quasi esclusivamente le femmine, ma sono in aumento i casi maschili. «È difficile quantificare i casi, ma circa un paziente su 10 è maschio – dice ancora Stampa – Inoltre, sta prendendo piede un nuovo disturbo, non ancora ben codificato, la vigoressia, ovvero un eccessivo culto del corpo, modello “super palestrato” per rendere l’idea. Naturalmente, non si fa riferimento allo sportivo, ma a chi va ben oltre e fa diventare il culto del corpo un’ossessione».
I disturbi alimentari saranno al centro del convegno “Una mano per Icaro: prassi e identità, uno sguardo al possibile”, in programma domani e sabato nell’aula magna del Politecnico di Como. L’evento è organizzato dal centro Dca di Asso dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, dall’Ati San Giuseppe-Sant’Andrea, dall’Associazione DCAmolo e dalla Cooperativa sociale Sirio ed è aperto al pubblico. L’obiettivo è approfondire e far conoscere approcci diversi, modelli di cura, rapporto pazienti-famiglie e più in generale dialogare sul rapporto esistente tra disturbi della condotta alimentare e psichiatria.
«Il ruolo della famiglia è fondamentale quando di parla di queste patologie – dice Raffaele Iavazzo, psichiatra del Sant’Anna e rappresentante dell’Associazione DCAmolo – Gli specialisti si occupano delle pazienti ma necessariamente anche di chi sta loro attorno». «La collaborazione e il coinvolgimento di tutte le parti in gioco è il miglior assetto di cura – aggiunge Patrizio Tambini, presidente dell’Ati San Giuseppe Sant’Andrea – e su questo fronte siamo impegnati e siamo parte attiva».

Anna Campaniello

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.