Antiwriters indignati: il Comune non ci aiuta

L’associazione: ci aspettiamo indagini, ordinanze, una solida difesa
(l.m.) Non si rassegnano i volontari del nucleo antiwriters “Per Como Pulita”. Non li fermerà il raid con cui ignoti vandali hanno voluto salutare la loro recente impresa – la ripulitura della scalinata che porta alla stazione di San Giovanni – ricoprendola di nuovi scarabocchi a mo’ di sfregio (nella foto piccola, Fkd). I volontari non arretrano di un millimetro. Anzi, rilanciano. Con accuse circostanziate. «Complimentoni! I cittadini ringraziano per il niente che state dimostrando di saper (o voler) fare», hanno scritto i volontari sulla loro pagina Facebook.
«I segni tracciati con pennarello rosso e pennarello verde sono ben poca cosa – dice al nostro giornale l’animatrice del gruppo, la commerciante di Como Anna Ballerini – Ci impiegheremo poco, durante la giornata di oggi, per ripulire lo scempio. Ma il vero problema è un altro. La misura è colma. Siamo stufi. La città è preda di bande di ragazzini che la disseminano di nuovi graffiti e colpiscono anche là dove abbiamo appena pulito noi volontari. Sono episodi cui non vogliamo più assistere. Per questo li abbiamo segnalati ripetutamente alle autorità competenti, ma senza fortuna».
L’appello dell’associazione si trasforma così in grido di allarme. «Non siamo più disposti a tollerare – dice Anna Ballerini – che, di fronte all’impegno gratuito di noi volontari, chi di dovere non faccia nulla. E penso in primo luogo al Comune di Como. Sappiamo che ci sono gang, sappiamo che mettono le loro imprese su Facebook. E tale attività sul social network noi volontari l’abbiamo debitamente denunciata. Ma non si muove nulla a livello istituzionale. Così non si va avanti».
«Non è giusto – rincara la dose Anna Ballerini – che noi volontari facciamo il lavoro sporco, ci impegniamo e facciamo sacrifici lavorando per la città e per i turisti, e da parte delle istituzioni non si muova praticamente foglia».
Forse a Como l’ipotesi di un giro di vite contro i writers fa ancora venire in mente la tragedia di Rumesh Rajgama Achrige, ferito gravemente nel 2006 da un colpo di pistola sparato da un agente dell’allora “Nucleo di polizia locale anti-writer”.
«Ci aspettiamo da Palazzo Cernezzi indagini, ordinanze, una solida difesa del centro storico – rimarca Anna Ballerini – Sono domande, le nostre, che facciamo da troppo tempo e che da troppo tempo non hanno risposta. Ormai l’emergenza degrado è una questione di ordine pubblico: troppi maleducati che seminano la spazzatura in città, troppi bivacchi di sbandati. Il tutto senza controllo. Sono mesi che un graffito raffigurante una maschera sotto il porticato del Broletto è da togliere. Ci pensi il Comune, visto che è così bravo. Paghi una società specializzata, di quelle che lavorano un centimetro al giorno, e poi ci faccia sapere. Ma come mai a Lanzo Intelvi o a Erba i responsabili dei graffiti li beccano dopo pochi giorni, e da noi imperversano indisturbati? La polizia locale è bravissima a elevare contravvenzioni, ci vorrebbe la stessa tenacia con cui si fanno fioccare le multe agli automobilisti indisciplinati».
L’associazione di Anna Ballerini attende l’ok del gruppo di imprenditori “Amici di Como” per dare il via a un’altra iniziativa per salvare la città dal degrado. «Guardiamo in faccia alla realtà – conclude la responsabile – Il Comune e più in generale lo Stato non hanno i soldi per interventi di estetica come quelli che noi volontari abbiamo portato avanti in città, lungo il fiume Cosia e alla stazione San Giovanni. L’intervento sulla scalinata durerà almeno dieci anni, pochi segni di pennarello non ci intimoriscono. Anche perché siamo consapevoli di avere svolto un’azione di supplenza forte, in un contesto in cui il Comune non avrebbe mai avuto la forza di intervenire. Dovrebbero baciarci i gomiti».

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