Antonio Spallino, il ricordo di amici e avversari: «Politico coraggioso e aperto»
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Antonio Spallino, il ricordo di amici e avversari: «Politico coraggioso e aperto»

(da.c.) Coraggioso. Il ricordo di Antonio Spallino nelle parole di chi lo ha conosciuto o gli ha lavorato a fianco transita da questo aggettivo solitamente poco utilizzato in politica. Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo ed esponente di punta della corrente di Base della Dc, la stessa in cui militò sempre l’avvocato Spallino, parla di un sindaco capace di fare «scelte molto coraggiose per Como e anche fortemente innovative: da un assetto urbanistico più equilibrato alla pedonalizzazione della Città murata, alla municipalizzazione delle reti di gas e acqua. Fu un ottimo sindaco, che non si fermò davanti alle critiche e affrontò anzi a viso aperto chi non la pensava come lui».

Il politico che ne prese il posto, Sergio Simone, sottolinea il profilo politico di «uomo della Base Dc, con il quale noi socialisti avevamo un rapporto fecondo». Simone, che fu vice di Spallino in giunta per oltre un anno, ammette di «aver imparato molto da un uomo che aveva una statura e un profilo culturale superiore a tutti gli altri. Spallino e Gelpi hanno gestito il cambiamento di Como. Gelpi guidò la trasformazione della città industriale in una fase di crescita, Spallino ne rivoluzionò in meglio l’assetto urbanistico, dandole la fisionomia che oggi conosciamo». Secondo Sergio Simone, il lascito di Spallino è stato fortissimo anche sul terreno della cultura: «Comprò Palazzo Natta e la Cattaneo in via XX Settembre per farci il museo della seta, sposò l’idea del Conservatorio e inventò il Centro Volta. Volava altissimo e diede a Como un profilo altrettanto elevato».

Uno degli avversari politici di Spallino, l’ex segretario del Pci di Como Gianstefano Buzzi, ricorda invece un «sindaco attento ai problemi sociali della città e un uomo che ha dedicato la sua vita al dialogo. Fu il primo, nel 1970, a parlare di bilancio sociale e guardava ai problemi cercando sempre soluzioni positive per i cittadini. Era espressione della Dc, certo, e con lui ci furono scontri e polemiche. Ma non dimenticò mai di essere il sindaco di tutti e di far prevalere il ruolo istituzionale su quello politico. La sera in cui il brigadiere Carluccio morì in viale Lecco ero tornato tardi a casa dopo un lungo consiglio comunale. Allora abitavo in via Roosevelt e udii bene l’esplosione. Andai a piedi in Questura, lo sgomento di Spallino era quello di un padre».

Buzzi rammenta anche la scelta di riaprire, dopo una notte di discussioni, il consiglio comunale convocato per discutere della crisi della Ticosa. «Avevamo iniziato alle 4 del pomeriggio di sabato ed eravamo andati avanti fino alle 7 del mattino. Spallino richiamò i consiglieri e proseguimmo fino alle 2 del pomeriggio della domenica per dare le garanzie necessarie all’apertura della procedura di cassa integrazione per i 600 lavoratori della Ticosa». Anche per questo il Pci diede subito il suo assenso alla nomina del sindaco di Como a commissario a Seveso per la vicenda Icmesa.

Ma Spallino, almeno nei ricordi dei giovani Dc dell’epoca, fu anche maestro di vita. Enrico Lironi lo conobbe quando, sindaco di Cernobbio, intavolò al suo fianco la trattativa di acquisto di Villa Erba con la famiglia Visconti. «La sua grande creazione fu il Centro Volta, che diede un impulso straordinario alla Como culturale. Era un uomo di grande sensibilità, molto amato dai cittadini anche perché capace di ascoltare. Forse il fratello Angelo aveva più passione per la politica e per la vita del partito, ma Nino spiccava per la sua autorevolezza».

Un altro giovane sindaco di allora, Giovanni Pontiggia, tratteggia l’umanità di Spallino come elemento caratterizzante dell’uomo. «Per chi si avvicinava alla politica era punto di riferimento. Sapeva catalizzare l’attenzione di coloro che lo ascoltavano. Appena diventato sindaco di Alzate, a 27 anni, lo avevo scelto come avvocato urbanista per difendere il Comune in una causa complicata. Mi insegnò tutto sulla materia, ma soprattutto mi insegnò a fare politica con metodo, con rigore. E a pensare la politica come capacità di guardare al mondo nel suo complesso. La sua morte è un grosso dispiacere».

Anche l’attuale sindaco di como, Mario Landriscina, ha voluto ieri ricordare la «figura autorevole e preziosa di Antonio Spallino, un uomo capace di lasciare un segno tangibile nella storia della nostra città. Desidero ricordarlo come l’ho conosciuto: una persona intelligente e comprensiva, ferma e sempre disponibile al confronto. Il suo impegno civico e la sua responsabilità nel rapporto col reale siano di esempio, ispirazione e guida per i comaschi e per chi è chiamato ad amministrare».

Tra i tanti commenti in rete, infine, il pensiero dell’ex preside del Volta, Bruno Saladino: «È l’Ariosto che mi suggerisce una cifra, uno stile: Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui».

30 settembre 2017

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