Castelli, aperto il fallimento per un pezzo di storia del mattone comasco

Doccia gelata in tribunale per chi aveva tentato, in questi mesi, di salvare il gruppo nato nel dopoguerra e protagonista dell’espansione edilizia della città

Il pm chiede e ottiene la revoca del concordato preventivo della Castelli Antonio srl e della Edilcastelli

(m.pv.) La corsa si è fermata nel modo più drammatico. Complice una crisi che con conosce fine e che ha devastato in questi mesi il mercato immobiliare nazionale e, di conseguenza, anche comasco. Il pubblico ministero Giuseppe Rose ha chiesto e ottenuto dal tribunale la revoca del concordato preventivo di due storiche aziende del mattone di Como, la Castelli Antonio srl e la Edilcastelli, aprendo nello stesso tempo la procedura di fallimento. La situazione, da quanto è stato

possibile apprendere, è precipitata soprattutto nell’ultimo mese, dopo che in un primo momento lo stesso tribunale aveva aperto all’ammissione al concordato preventivo. Una via per salvare (o tentare di farlo) una parte importante della storia dell’edilizia della nostra città dal dopoguerra ad oggi. Ma la relazione negativa del commissario giudiziale nominato, Giulia Pusterla (tra l’altro assessore al Bilancio proprio della città di Como) sulla fattibilità del piano presentato dall’azienda, ha spinto il pubblico ministero a chiedere la revoca del concordato e questo senza nemmeno giungere all’adunanza dei creditori. Una chiusura drammatica per una storia iniziata nel 1949, con la nascita della prima società del gruppo, la Castelli Antonio srl. A pesare sono stati soprattutto i debiti delle due società, quantificati in circa 60 milioni di euro. Di questi, 24 milioni e 690mila euro sono riconducibili a creditori privilegiati della Castelli e della Edilcastelli, 36 milioni e 500mila euro sono invece quelli sul fronte dei chirografari. Eppure qualche speranza di scrivere una storia diversa da quella che leggiamo oggi, c’era. Soprattutto per l’enorme patrimonio societario in immobili e terreni, tra l’altro con proprietà in aree di pregio del centro città. Un patrimonio che tocca zone come via Tommaso Grossi e non solo, e che era quantificato in 42 milioni di euro, senza contare poi i crediti e la partecipazione in 14 società. Fattori che non sono stati reputati sufficienti a salvare un gruppo che nel pieno della propria attività era arrivato a dare lavoro anche a 45 persone. Con la dichiarazione di fallimento, è stato anche nominato il curatore che sarà proprio Giulia Pusterla.

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