Cronaca

Aperture del 1° Maggio, l’80% dei negozianti non ha lavorato o ha aderito allo sciopero

La protesta – Fanno discutere le liberalizzazioni dell’esecutivo tecnico
«Tra adesioni allo sciopero e persone che potevamo liberamente decidere di stare a casa, martedì 1° Maggio l’80% del personale del commercio non ha lavorato».
È soddisfatto Ivan Garganigo, segretario della Filcams di Como, settore della Cgil che si occupa di commercio. Proprio la Cgil, infatti, aveva lanciato uno sciopero il giorno della festa dei Lavoratori contro le catene della grande distribuzione che avevano comunque deciso di alzare la serranda.
L’iniziativa, però, non si ferma
qui: Garganigo promette che lo sciopero del 1° Maggio è solo la prima di una serie di iniziative mirate a combattere la liberalizzazione degli orari voluta dal governo Monti.
Una deregulation che, in realtà, non piace nemmeno a Confcommercio, l’associazione dei piccoli commercianti. I quali, martedì, sono rimasti per la maggior parte chiusi, anche a causa del cattivo tempo che non portava grandi affari alle boutique. «Martedì alcune aziende della grande distribuzione hanno deciso di chiudere, come Esselunga e Coop – spiega Garganigo – Probabilmente, si erano rese conto del clima di “ostilità” rispetto all’apertura del 1° Maggio. L’80% dei lavoratori del commercio martedì è rimasto a casa; alcuni potevano sceglierlo liberamente, altri invece hanno aderito. Siamo soddisfatti – continua il sindacalista della Cgil – dell’esito dell’iniziativa. Il consenso rispetto alle posizioni critiche sulle liberalizzazioni degli orari è trasversale, e coinvolge anche molti piccoli commercianti. La liberalizzazione degli orari si sta rivelando un regalo alla grande distribuzione, a scapito dei piccoli e medi esercenti. Perciò – conclude – mi sono incontrato con le altre organizzazioni sindacali: a breve definiremo una piattaforma comune di iniziative contro queste liberalizzazioni e contro le aperture festive».

Andrea Bambace

3 Mag 2012

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