Approfondire senza essere integralisti

Il commento
di Mario Rapisarda

La scelta di studiare la pedonalizzazione del lungolago è senz’altro opportuna. Alla domanda «preferite una riva senz’auto, bella e vivibile, rispetto all’attuale, martoriata e piena di traffico?» tutti ovviamente risponderebbero sì alla prima opzione.
Ma sarebbe un quesito banale, mal posto e fuorviante.
La viabilità di Como, infatti, risente di una conformazione del territorio molto particolare. Si regge su un equilibrio delicatissimo.

Fragile e pronto ad andare in frantumi alla prima difficoltà, il traffico cittadino è imperniato da oltre un ventennio su un anello di vie attorno al centro. Spezzare il cosiddetto “girone” significa ripensare in modo globale tutta la rete stradale della città, riflettendo seriamente sulle esigenze non solo degli abitanti del capoluogo ma anche di tutte le persone – residenti della sponda orientale del Lario in testa – che ogni giorno arrivano in convalle. 

Non si può, non si deve adottare la politica scellerata di approccio alla nuova zona a traffico limitato, che non è ancora né carne né pesce. Per essere chiari: giustissimo, e non finiremo mai di dirlo, ampliare la Ztl. Dirò di più.
È un provvedimento che andava adottato anni prima e addirittura con maggiore coraggio. Bellissimi i Portici Plinio senz’auto, potenzialmente fantastica piazza Roma “liberata” dal giogo dei parcheggi. Ma essere partiti senza uno straccio di progetto alternativo, senza una riqualificazione vera e immediata, ha prodotto sino ad ora l’ennesima zona spoglia e senza identità a ridosso delle mura. Per concludere: approfondire, studiare, analizzare come e se chiudere il lungolago è auspicabile.
Avere un approccio equilibrato, attento e non integralista lo è altrettanto.

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