Arcellaschi, due “l” in Germania, una a Tavernerio: e il certificato si blocca

La denuncia del figlio – Il decesso del padre emigrato non può essere registrato
Per tutta la vita è stato Apollonio Arcellaschi. Dopo la morte, con grande sconcerto, il figlio Roberto – Arcellaschi, naturalmente – ha scoperto che, stando all’atto di nascita depositato in Comune a Tavernerio, suo padre in realtà era Apollonio Arcelaschi, con una sola “l”. Un cavillo? Tutt’altro, visto che la questione ortografica ha ingenerato una serie di problemi pratici e burocratici.
Nato nel 1922 a Solzago di Tavernerio, da anni il comasco viveva in Germania, dove è morto il
31 gennaio scorso. «Per avere un certificato di morte in Germania è necessario presentare un certificato di nascita – spiega il figlio – E lì sono cominciati i miei guai perché ho scoperto che, se sulla carta d’identità e su tutti gli altri documenti il nome di mio padre è sempre stato scritto con due “l”, sul certificato di nascita era con una sola “l”. Ora in Germania non sanno come emettere il certificato di morte e la procedura è bloccata».
Una richiesta specifica al Comune di Tavernerio ha portato alla luce una situazione se possibile ancora più paradossale. «Il mio bisnonno aveva una “l” – racconta Roberto Arcellaschi – Ebbe tre figli, registrati un paio con una “l”, un altro con due. I figli, a loro volta, ebbero dei figli anche loro a volte con una “l” e a volte con due nel cognome. Mi sembra semplicemente assurdo e scandaloso».
«La mia richiesta di aggiustare le cose, o perlomeno di emettere un certificato di nascita con una “l” allegando però una dichiarazione per spiegare il disguido, è stata rifiutata – dice ancora il comasco emigrato in Germania – L’unico consiglio che mi è stato dato è di rivolgermi al Tribunale. Ho l’impressione che, visto che vivo all’estero e non ho la possibilità di agire in loco, il Comune prenda la cosa molto alla leggera. Il problema, in realtà, per me è reale e serio».
Da Tavernerio, l’impiegato dell’ufficio anagrafe del Comune, Pierantonio Casartelli, conferma come il problema possa essere risolto soltanto da un intervento del Tribunale. «Fino agli anni Sessanta gli atti di stato civile erano scritti a mano – spiega – Al momento della denuncia di nascita il padre del bambino diceva il nome, l’impiegato scriveva quello che capiva e il papà firmava, magari senza sapere neppure leggere. Nel caso di questa famiglia, in atti diversi il cognome è riportato in modo differente: è un vero guazzabuglio».
«Purtroppo però – continua Casartelli – il Comune non può fare nulla perché, a fronte di una richiesta di estratti o di copie integrali di atti, l’impiegato non può fare altro che prendere il registro dall’archivio e copiarlo rigorosamente. Umanamente capisco la difficile situazione in cui si è venuto a trovare questo cittadino e gli sono vicino, ma non posso alterare un atto di nascita per risolvere il suo problema. L’unica possibilità, come ho suggerito più volte al signor Arcellaschi, è rivolgersi al Tribunale. Solo in presenza di una sentenza il Comune può modificare un atto di stato civile».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il municipio di Tavernerio. L’uomo era nato a Solzago

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