Archeologia: ecco tutte le sfide degli Indiana Jones che continuano a scavare nel passato dei comaschi

altNel nuovo fascicolo della rivista “Rac” i risultati dell’ultimo convegno
Lario e Cosia che tracimano non sono una notizia solo dei giorni nostri. I mutamenti climatici di inizio Medioevo portarono a profondi cambiamenti di abitudini e stili di vita in tutta l’Italia settentrionale e, nello specifico di Como, all’abbandono del porto della città lariana.
È questa una delle interessanti novità in campo archeologico, emerse nel corso del recente convegno organizzato dalla Società Archeologica Comense, che quest’anno ha focalizzato l’attenzione sul periodo compreso

tra Tardo, Antico e Primo medioevo. Luoghi, funzioni e trasformazioni nel territorio dell’antica provincia e diocesi di Como sono stati analizzati da studiosi e ricercatori locali e non, che hanno fornito spunti di riflessione, che troveranno poi ampio spazio tra le pagine della “Rac”, la Rivista Archeologica Comense, periodico ufficiale del sodalizio culturale, il cui nuovo numero uscirà nel corso del 2015.
La lettura innovativa di alcuni aspetti ormai assodati è davvero singolare. Chi, ad esempio, conosce il noto mosaico di via Perti, conservato nelle sale del museo archeologico “Paolo Giovio” di piazza Medaglie d’Oro, dà per scontato un’interpretazione “religiosa” dell’opera. Diffusa è ormai l’associazione con i cervi alla fonte di cristiana memoria, ma il convegno dell’Archeologica ha fornito un’accurata esegesi iconografica che, mediante confronti ed analisi, le ha permesso di sostenere la tesi che il mosaico sia, in realtà, profano.
Certezze in discussione sono anche quelle etimologiche, inerenti ai Magistri Cumacini. Se convenzionalmente il loro nome deriverebbe dal fatto che lavoravano “cum machinis”, cioè con i ponteggi, il ricercatore Andrea Spiriti, pur evidenziando la loro bravura nel settore della carpenteria, attribuisce un’importanza marginale a questa etimologia. Ciò che conta è leggere il termine “maestri” come sinonimo di équipe, indicatore del profondo lavoro di squadra condotto dai nostri lapicidi, radicati intorno al Lario e fino al Verbano. La loro era, di fatto, una “società” di lavoratori, non necessariamente costituita da poveri scalpellini che emigravano per miseria. Chi vi apparteneva inseguiva le commesse più redditizie già dai tempi dei Goti. Da una lettera di un tale Aloisio a Teodorico si evince, infatti, una tendenza migratoria alla ricerca di lavoro.
Dunque non solo la povertà connotava l’area comasca del periodo altomedioevale. Anche le epigrafi lo documentano. Dal riesame del materiale lapidario e dall’analisi degli epitaffi del V-VI secolo, condotti da Marco Sannazaro, docente dell’Università Cattolica di Brescia, emerge come una piccola città quale quella di Como avesse la presenza di notevoli persone di rango, testimoniate dagli aggettivi “clarissimus” e “spectabilis”. Anche lo studio delle sepolture del complesso termale di viale Lecco, condotto da Stefania Jorio, responsabile della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia in provincia di Como, ci restituisce corredi, se pur scarsi, di fattura abbastanza signorile.
In fase di continuo studio e scavo è, infine, l’insediamento altomedievale di Laino. È stata ripulita la cisterna, costituita da filari alternati di calcare e tufo locale, e sono state analizzate dieci monete bizantine, datate tra il II e il VI secolo d.C, che attesterebbero la presenza in loco di un presidio militare stabile nel corso del tempo.

Cristina Fontana

Nella foto:
Sopra, il complesso termale di viale Lecco studiato da Stefania Jorio, responsabile della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia in provincia di Como. A sinistra, scavi a cura del Museo Archeologico “Paolo Giovio” di Como nell’insediamento altomedievale di Laino, in Valle Intelvi

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