Cronaca

ARCHEOLOGIA VIVA NON SOLO A PAROLE

di LORENZO MORANDOTTI

Pronto piano per il cerchio del Sant’Anna
Non di sole grandi mostre può vivere (e di conseguenza rendere) la cultura comasca. Lo dimostrano casi tangibili. Per dimensioni e contesto spicca un mistero che appassiona da anni gli esperti ed è stato messo in scena grazie alla scelta di realizzare il Sant’Anna a San Fermo. È il grande cerchio scoperto durante gli scavi per il nuovo ospedale, nel corso delle operazioni di deviazione dell’alveo del torrente Valle Grande. Un cerchio che ora Infrastrutture Lombarde vuole recuperare e promuovere

con un progetto che costa 154mila euro, e che non mancherà probabilmente di scatenare discussioni tra gli studiosi. Infatti si parla non solo di vialetti e aiuole per le osservazioni del sito, ma anche di coprirlo di terra per salvaguardarlo. Altri invece hanno giù avanzato l’ipotesi che sia più opportuno – anche se più costoso – riparare il sito con una tensostruttura. Al di là delle metodologie di promozione e salvaguardia, a tenere desta l’attenzione sono i misteri che circondano quel cerchio di 70 metri di diametro, che è a tutti gli effetti una delle scoperte archeologiche più importanti negli ultimi anni in Europa. Quale funzione aveva in effetti per gli antichi comaschi questa monumentale struttura? Era un “cerchio magico”, forse d’origine celtica? O un calendario? Un osservatorio astronomico con cui gli antichi comaschi sondavano i cieli? Oppure un’area rituale, o una sorta di “agorà” per incontri pubblici? Di fatto, sorgere accanto all’ospedale impedirà al reperto di scomparire nell’oblio. Che l’archeologia sia non solo fisima da maniaci dell’antico ma una risorsa per il territorio attraverso il turismo culturale, e che gli ospedali possano servire anche a curare le pietre, lo dice anche la recente vicenda delle terme romane di viale Lecco. Che sono state valorizzate ospitando sopra di sé il nuovo autosilo del Valduce. Intervento così virtuoso che di recente il sito è stato candidato dal presidente della “Famiglia Comasca” Piercesare Bordoli a ospitare altri tesori archeologici tuttora sparsi nei depositi dei musei cittadini e quindi assai poco valorizzati. Una strada meritevole, perché permetterebbe di ipotizzare un unico grande percorso archeologico che abbracci tutto il centro storico e le sue numerose evidenze archeologiche, specie quelle sinora neglette.
Non dimentichiamo, per esempio, che durante gli scavi per l’autosilo sono state riempite, parola di chi lavorava sul posto, «ben 800 casse di materiali di notevole interesse». Reperti che potrebbero, da soli, occupare una buona fetta del museo del nuovo autosilo. E non dimentichiamo la povera “Porta Pretoria” (l’antica via d’accesso alla città romana, sotto l’ex media “Parini” di via Cesare Cantù), che pur recuperata non è visitabile perché non si trovano i soldi per la gestione e per la custodia.

23 gennaio 2011

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
novembre: 2018
L M M G V S D
« Ott    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto