Area gialla: da oggi libertà di movimento e aperture. Ma la politica riflette già sul 7 gennaio

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Da oggi la nuova ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, dispone l’Area gialla per la Lombardia. Dalle 5 di questa mattina (e fino alle 22) ci si può spostare anche tra i comuni e tra le regioni dello stesso colore. Riaprono bar e ristoranti, ma solo fino alle 18. Nella grafica a fianco riportiamo poi le maggiori differenze rispetto alle condizioni di regione Arancione o Rossa. «Giochiamoci questa partita della maggiore libertà acquisita con responsabilità – ha spiegato ieri il sindaco di Como, Mario Landriscina – Credo che dobbiamo tutti essere concentrati sulla salute e sul cercare di fare ripartire in sicurezza anche l’economica locale, le attività che sono state chiuse più a lungo, penso a bar e ristoranti, e che hanno sofferto molto. Ricordiamoci però che restano in vigore alcune regole che andranno rispettate per non ripiombare nel buio delle privazioni. L’orizzonte della fine, grazie ai vaccini, si vede, ma teniamo presente che i tempi di azione dureranno mesi. La partita al momento si gioca solo con il nostro comportamento».
Dopo queste prime libertà, con i dubbi ancora in atto riguardo gli spostamenti nelle giornate “critiche” di Natale e Capodanno, Como e Lombardia guardano già al 7 gennaio, quando è in programma la riapertura delle scuole superiori (lezioni in presenza la 75%) e il trasporto pubblico dovrà evitare di veicolare il contagio, come sembra sia stato nella prima e seconda ondata.
Ieri mattina, il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha incontrato in videoconferenza, il presidente regionale di Anci, Mauro Guerra, il presidente dell’Unione Province Lombarde, Vittorio Poma, e i sindaci dei Comuni capoluogo.
«Abbiamo affrontato il tema della ripresa delle lezioni in presenza per le scuole Superiori – ha spiegato il presidente Fontana – e quello della capacità del trasporto pubblico locale di offrire un servizio che allontani il rischio di favorire la circolazione del virus. Al termine dell’incontro abbiamo deciso di aggiornarci venerdì prossimo a valle della chiusura dei Tavoli territoriali presieduti dai prefetti, previsti dal Dpcm. L’obiettivo è presentare una proposta comune da sottoporre al governo. Per questo abbiamo ritenuto indispensabile coinvolgere anche il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale e quelli provinciali».
«Riconosciamo tutti – ha evidenziato Fontana – l’importanza della scuola in presenza e siamo ben consapevoli delle criticità che i nostri ragazzi e i docenti stanno affrontando. Siamo però altrettanto consapevoli della necessità di individuare un metodo che possa essere applicato possibilmente sino alla fine dell’anno scolastico, per contenere al massimo i disagi alle attività formative rispetto a quelli già provocati da quando questa terribile pandemia ha colpito il nostro Paese, e il mondo».
«Abbiamo condiviso un percorso di lavoro per costruire le condizioni più adeguate, a partire dal sistema dei trasporti, per una ripresa ordinata e in sicurezza delle attività scolastiche dal 7 gennaio», ha spiegato Mauro Guerra. «Continueremo anche a ragionare sul complesso delle politiche degli orari, non solo scolastici, al fine di contrastare nel modo più adeguato i rischi di ripresa delle crescita della diffusione del virus, mentre si predispone e si avvierà la campagna vaccinale», ha aggiunto Guerra. «Inevitabilmente autobus e autisti non sono in numero molto diverso da settembre – ha aggiunto il sindaco Landriscina al termine della videoconferenza – Sarà necessaria una riorganizzazione dell’orario di diverse attività. In questo senso sarà importante avere al tavolo i sindacati, per un tema che va affrontato a livello locale e centrale».
C’è intanto l’intera categoria dei pubblici esercizi che da oggi prova a ricominciare. «Il settore è allo stremo più totale – spiega Graziano Monetti, direttore di Confcommercio Como a Etv.
«È certamente una boccata d’ossigeno – continua Monetti – ma siamo ormai a 10 giorni dal Natale e senza la possibilità di servizio serale, ciò vuol dire veder azzerate le entrate provenienti dalle cene aziendali e dalle tavolate di amici e famigliari che si ritrovano per gli auguri, importanti per i bilanci annuali di queste attività, già in anni “normali”».
Passare da Zona arancione a Zona gialla, dice Monetti, «è una buona notizia, ma non basta per decidere di aprire tutti i ristoranti, cosa che non è affatto semplice a partire dalla riorganizzazione della cucina, fino allo staff di sala. Servono certezze e prospettive sul futuro, proprio per questo più di un ristoratore sta facendo importanti riflessioni se vale la pena mettere nuovamente in moto la macchina, visto il paventato rischio di una terza ondata con la possibilità di un altro stop».
Inoltre le condizioni restrittive richiedono un numero di coperti ridotti, non si possono fare le cene, vincoli molto pesanti.
Le difficoltà per il comparto riguardano anche i dipendi: molti si trovano in cassa integrazione, altri hanno cambiato lavoro.
«Del resto le attività del settore in Lombardia sono praticamente chiuse dal primo lockdown e con il servizio serale sospeso – il più importante – è immediatamente chiaro lo stato di grave crisi in cui versano», sottolinea Monetti, che aggiunge: «Le uniche realtà che riescono a contenere le difficoltà legate al personale sono quelle a conduzione familiare».
«I ristori aiutano ma non bastano – commenta il direttore di Confcommercio Como a Etv – Costi fissi, imposte e tasse, andrebbero quanto meno congelati, ovviamente la priorità è debellare la pandemia, ma nel frattempo la crisi economica è diventata un’emergenza tanto quella della crisi sanitaria, e forse oggi rischiamo diventi una crisi sociale».

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