Area Ticosa e Officina Como: ecco chi c’è dietro l’operazione. “Investire Sgr” è il potente partner immobiliare

Area Ticosa Como

Questa sera, in Biblioteca a Como, viene presentato in forma pubblica il progetto relativo alla Ticosa promosso da Officina Como.
Il sindaco del capoluogo Mario Landriscina e l’assessore all’Urbanistica Marco Butti sono forse gli unici a conoscere un po’ più nel dettaglio questa «Ipotesi di intervento» sull’area di via Grandi. Nemmeno i consiglieri comunali che fanno parte della commissione II hanno avuto copia della bozza consegnata il 10 gennaio scorso dai promotori nel primo incontro in Comune.
Una bozza – 16 pagine in tutto – che invece il Corriere di Como è riuscito a leggere e che possiamo quindi svelare nei suoi aspetti più significativi, o almeno in quelli che noi giudichiamo tali.
La notizia sicuramente più interessante riguarda chi sta dietro al progetto. Non Officina Como, che appare – assieme ad altri 5 soggetti pubblici e privati – soltanto come sostenitore dell’hub creativo. Ma la società Investire Sgr, «operatore del risparmio gestito specializzato nella valorizzazione di portafogli immobiliari» che attualmente ha «un patrimonio in gestione di oltre 7 miliardi di euro» distribuito in 42 fondi diversi.
Investire Sgr è di proprietà di Banca Finnat, che ne detiene il 50,2% delle quote, ed è partecipata tra gli altri anche dalla Fondazione Cariplo che ne possiede l’8,6% delle azioni.
La Banca Finnat è nota soprattutto per la sua vicinanza con il Vaticano. Non tanto perché la sua sede – Palazzo Altieri – fu progettata a metà del ’600 dall’architetto Antonio De’ Rossi e affrescata su commissione di papa Clemente X, quanto per i solidissimi rapporti che da sempre la legano alla finanza d’Oltretevere.
Ma i proprietari della Banca Finnat, la famiglia Attino, non vantano soltanto buoni rapporti con la Santa Sede. In realtà sono soprattutto integrati in modo sostanziale nel mondo del real estate capitolino: il padre del’attuale ad di Banca Finnat è stato, sino a pochi anni fa, consigliere di amministrazione del Messaggero di Gaetano Caltagirone. Mentre Carlo Carlevaris, storico numero uno di Banca Finnat (di cui è presidente onorario) siede nel cda di una delle più importanti società del gruppo Caltagirone, la Cementir, come vicepresidente.
Investimento a breve
«L’ipotesi di intervento sull’area Ticosa» presentata in Comune a Como, come detto, è sostenuta da Investire Sgr attraverso il Fondo Immobiliare Lombardia Comparto Uno, un «fondo immobiliare chiuso multicomparto – si legge nel sito istituzionale – riservato a investitori qualificati: Regione Lombardia, Fondazione Cariplo e il Fondo Investimenti per l’Abitare», gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti unitamente all’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio (Acri) e all’Associazione Bancaria Italiana (Abi).
La cosa interessante è che lo stesso Fondo Immobiliare Lombardia Comparto Unico dichiara esplicitamente di aver orientato «nel corso dell’ultimo triennio» la sua «operatività» e la sua «strategia» verso il «veloce impiego dell’equity a disposizione al fine di raggiungere velocemente l’asset allocation attesa». In sostanza, una volta scavalcato il muro degli inglesismi che tanto piacciano al mondo della finanza, di voler raggiungere, con i propri investimenti, risultati a breve.
In effetti, già Multi con il suo secondo progetto aveva immaginato di poter ricavare dall’operazione Ticosa un rendimento del 7%.
Dopo aver ottenuto una concessione di 99 anni, questo significherebbe in buona sostanza una cosa: garantirsi 84 anni di utili. Magari 80, al netto degli imprevisti (che sono sempre possibili). Un risultato niente affatto sgradevole.
Ciò detto, resta da capire come i promotori abbiano potuto immaginare di poter partecipare al bando per i progetti emblematici di Fondazione Cariplo (la cui scadenza è fissata al 28 febbraio) presentando un’idea – non un progetto – il 10 gennaio. Un segnale di fiducia in una turbo-burocrazia che nella situazione attuale davvero non aveva alcun presupposto di realtà.

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