Aree dismesse, l’Ance: “Il Comune dia obiettivi urbanistici chiari”
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Aree dismesse, l’Ance: “Il Comune dia obiettivi urbanistici chiari”

A Como manca una visione complessiva per uscire dal gorgo della aree dismesse e non recuperate. Un punto dolente, spada di Damocle per qualsiasi amministrazione. La madre di tutti i nodi (cui vanno aggiunte sullo stesso asse viario l’ex Stecav e l’ex Danzas, e poi ci sono altri macigni in termini di cubatura come l’ex San Martino e l’ex ospedale Sant’Anna) domani arriverà al pettine: in consiglio comunale sarà infatti il “Ticosa-Day”, ovvero il giorno decisivo in cui l’area, risolto l’annoso contenzioso con Multi, tornerà nelle mani della città.

«I metri cubi relativi alle aree dismesse in città sono molti – dice Francesco Molteni, presidente dei costruttori dell’Ance di Como – Le aree da riqualificare sono una sfida da cogliere nel segno della qualità, come abbiamo documentato nella nostra ultima assemblea dedicata proprio al tema della rigenerazione urbana, intitolata non a caso con l’ambizioso hastag “#COSTRUIREARTE”».

Ma allora perché a Como non osa come ad esempio ha fatto, per puntare a modelli virtuosi, Milano con Porta Nuova, il celebre “bosco verticale” di Stefano Boeri o CityLife, ovviamente con scala e denari in proporzione?

«Credo indispensabile individuare per ogni polo una specifica attrattività – dice Molteni – Se l’attore primario è il privato, da soddisfare è anzitutto la remuneratività dell’intervento, ma l’ambito della pianificazione urbanistica compete per lo più al Comune, che deve dare obiettivi urbanistici chiari e farsi carico di un’analisi della finalità pubblica connessa alla riqualificazione delle aree, sia che si debba realizzare un parcheggio, sia che si affronti un progetto più impegnativo. Come ha evidenziato il dibattito su viale Varese, intervenire è sempre complicato perchè gli interessi sono molteplici e tutti vogliono essere rappresentati. Occorre quindi passare alla individuazione dell’interesse pubblico di un’area e degli interventi che possono riguardarla, e ciò compete all’ente pubblico. Milano dà l’esempio: c’è stata chiarezza e l’investitore ha risposto, ed è proprio per la chiarezza che lo ha caratterizzato che un intervento come City Life ha generato consenso in città».
L’Ance sta lavorando con il Comune di Como per portare il prossimo marzo l’offerta delle aree cittadine su cui investire alla ribalta della maggior fiera internazionale dell’investimento immobiliare, la Mipim dal 12 al 15 marzo al Palais des Festivals di Cannes, evento leader a livello mondiale del mercato immobiliare, che riunisce i protagonisti internazionali più influenti di molti settori immobiliari (uffici, residenziale, retail, sanità, sport, logistica e industriale) per 4 giornate di conferenze, transazioni ed eventi di networking.

«È significativo che dopo dieci anni di carte bollate – sottolinea ancora il presidente dell’Ance di Como Molteni – la città di Como torni ad avere il possesso dell’ex Ticosa. Siamo connessi strettamente con Milano, possiamo darle quello che non ha in termini di bellezza del paesaggio, e anche di aree da riqualificare appunto nel segno della qualità, e non solo della quantità di metri cubi o dei denari che si possono generare con un intervento edilizio. Gli oneri generati in un punto ad esempio possono giovare a un’altra area che necessita di interventi analoghi, ma serve una visione complessiva, che oggi manca. Como ha la fortuna di avere più aree di questo tipo, e le piu significative sono in mano pubblica. Quindi ci deve essere una chiarezza di obiettivi da parte del pubblico rispetto agli ambiti di riqualificazione. Milano, che va detto oggi ottiene i frutti di ben dieci anni di lavoro nella pianificazione, ha puntato molto sulla qualità architettonica delle riqualificazioni, e io insisto su questo punto: se ci deve essere un concorso di idee, non deve parlare solo di metri cubi e soldi ma valutare anche il tipo di proposta progettuale in campo. Como può puntare in alto, anche ad avere firme di architetti importanti, perché no? Ci invidiano in tutto il mondo il Razionalismo, quindi è già un contesto di alta qualità con buone basi su cui lavorare. In altre città però si hanno percorsi più snelli e virtuosi. Ad esempio Ravenna, che ha grandi vestigia del passato, ha saputo pianificare uno sviluppo urbano importante. A Como invece si fa più fatica. Serve il coraggio di osare, di andare oltre, di fidarsi della qualità delle proposte che sono sul tavolo. E poi, lo dico anche in chiave nazionale e non solo regionale o locale, è fondamentale che chi investe abbia agevolazioni fiscali. Da tempo Ance auspica su questo una legge quadro nazionale che ancora latita».
L.M.

16 luglio 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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