Arosio incompatibile: rischia la decadenza da sindaco di Cantù

Il brindisi di Edgardo Arosio nella notte del ballottaggio

Cantù rischia di non avere un sindaco. Edgardo Arosio, vincitore del ballottaggio del 25 giugno contro Francesco Pavesi, è infatti al momento incompatibile con l’incarico ricevuto dai cittadini. Questo perché il fratello, Armando, è contitolare di un’impresa – il Consorzio canturino pompe funebri Zanfrini – appaltatrice di un servizio comunale nella città del mobile. La legge impedisce ai sindaci di avere parenti fino al secondo grado – com’è appunto un fratello – che siano «appaltatori di lavori o di servizi» nel Comune in cui sono stati eletti. Una situazione che, di fatto, esclude al momento Arosio dalla possibilità di governare Cantù.

Ieri mattina, dal municipio sono partite le lettere di convocazione della riunione di insediamento del consiglio. Allegati alle stesse anche i riferimenti normativi sulle cause di ineleggibilità e di incompatibilità degli amministratori locali, materia su cui l’assemblea cittadina è chiamata a deliberare nella sua prima riunione. Una lettura approfondita degli articoli di legge ha fatto sobbalzare alcuni esponenti di maggioranza e di opposizione. Tra questi, anche il segretario del Pd canturino e neoeletto consigliere comunale, Filippo Di Gregorio. «Allo stato delle cose il sindaco non può restare in carica – dice – il contratto firmato dal Consorzio Zanfrini con il Comune lo rende incompatibile a tutti gli effetti».

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Il caso è reale e conosciuto anche dallo stesso sindaco, «In questo momento sono nei miei pieni poteri – ha dichiarato Edgardo Arosio al “Corriere di Como” – ma sembra che una norma parli di incompatibilità rispetto al fatto che mio fratello sia socio al 33% dell’azienda della moglie. Questa azienda ha effettivamente vinto a marzo una gara comunale per il trasporto funebre. Ripeto, l’eleggibilità c’è ma occorre rimuovere la causa di incompatibilità».

L’aggiudicazione definitiva del contratto con il Consorzio Zanfrini, secondo quanto è stato possibile ricostruire, è datata 26 maggio. In piena campagna elettorale. Matteo Ferrari, vicesindaco in pectore e consigliere eletto nelle liste di Forza Italia, oltre che avvocato amministrativista, lavora da ieri alla vicenda. «Sono ancora stordito dalla detonazione – dice riferendosi all’effetto «esplosivo» della notizia – nelle ultime ore è emersa questa storia di cui nessuno era a conoscenza. Stiamo valutando quali possano essere le strade da percorrere, vorremmo trovare la soluzione prima della riunione del consiglio comunale».

Ferrari parla di «verifiche» in corso e di «soluzioni diverse», ma probabilmente sa bene che la via obbligata per uscire da questo incredibile e inatteso tunnel in cui si è infilato suo malgrado il centrodestra canturino è una sola: la rinuncia all’appalto da parte del Consorzio Zanfrini. «Serve una soluzione di buon senso, che guardi in primo luogo alle istituzioni – dice l’avvocato – Certo, è del tutto evidente come a molti sia sfuggito il dettato del Testo unico, per quanto ci si debba comunque chiedere come sia stato possibile». Una volta sollevato il problema in consiglio comunale – sempre che una soluzione non sia trovata prima del 17 luglio – il sindaco avrà 10 giorni di tempo per rimuovere le cause di incompatibilità. Poi decadrà.

Dario Campione

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