Cronaca

Arosio rompe il “muro” di silenzio della Lega Nord. Spunta un vademecum su come spendere 1.500 euro

altSpese pazze in Regione
Il suo avvocato dopo l’interrogatorio: «Stanziati soldi ogni mese con indicazioni sull’utilizzo»

È durato una ventina di minuti o poco più l’interrogatorio di Edgardo Arosio (a sinistra) a Milano, chiamato dai magistrati meneghini nell’ambito delle indagini per peculato sulle spese ”pazze” fatte dai consiglieri in Regione Lombardia. Arosio, oggi consigliere comunale della Lega Nord a Cantù ma con un passato ricco di incarichi in nome e per conto del partito, ha scelto di non ascoltare il diktat dei “padani” – che tramite l’avvocato del partito avevano consigliato la linea del silenzio – presentandosi regolarmente al palazzo di giustizia per rispondere alle domande del pm Alfredo Robledo. Quest’ultimo, tra l’altro, ieri era assente e a condurre l’interrogatorio sono stati gli uomini della polizia giudiziaria. Arosio – assistito dal legale del foro di Como, Arnaldo Giudici – ha replicato alle contestazioni, spiegando punto per punto quei 21mila 575 euro contestati dalla procura e dalla guardia di finanza in quanto ritenuti «estranei all’espletamento del mandato».

Ma, a sorpresa, Arosio e il suo legale hanno estratto un foglio non intestato ma con un numero di riferimento per ogni chiarimento, in cui venivano assegnati al consigliere 1.500 euro da un ”fondo di funzionamento” per spese su pc, ristoranti, spese postali e telefoniche. «Fu dato ad Arosio appena entrato al Pirellone – spiega il suo avvocato, Arnaldo Giudici – Una sorta di vademecum con le spese mensili che poteva sostenere. Ben 1.500 euro che, se non utilizzati, andavano a sommarsi ai 1.500 euro previsti per il mese successivo. Bene, nei mesi in cui è rimasto in Regione, Arosio non ha utilizzato 16mila euro». Questo vademecum sulle spese che potevano essere sostenute, riportava anche il numero di telefono (per chiarimenti) di «una segretaria che seguiva il gruppo della Lega». «Tra l’altro le fatture non venivano pagate da Arosio – continua l’avvocato – ma proprio da questa segretaria che si faceva inviare i conteggi delle spese». Tutti documenti che sono stati prodotti nell’interrogatorio di ieri pomeriggio.
La polizia giudiziaria si è poi informata su un paio di voci, come un pc da 900 euro (con riparazioni nell’anno successivo da 700 euro) – «Lo usavo in consiglio regionale», avrebbe replicato Arosio – e sulle maxi ricariche telefoniche da oltre 700 euro.
«Anche in questo caso – conclude l’avvocato del consigliere – non è che Arosio spendeva per una sola ricarica 700 euro, ma il negozio da cui si recava ad ogni tot di tempo inviava alla segreteria la fattura con il conto delle spese telefoniche sostenute». La difesa ha preannunciato che presenterà in procura una dettagliato rendiconto – voce per voce – delle spese che vengono contestate dalla tributaria della guardia di finanza di Milano. Indagati nel fascicolo per le spese pazze in Regione sono anche i consiglieri Gianluca Rinaldin e Giorgio Pozzi (Pdl) e il leghista Dario Bianchi.

Mauro Peverelli

15 gennaio 2013

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