Arrestato un 49enne di Mozzate: «Sono stato io ad accoltellarlo»

I carabinieri sul posto a Mozzate

Ha confessato nella notte, parlando di fronte al pubblico ministero Antonio Nalesso, ai carabinieri della caserma di Mozzate e ai colleghi del nucleo operativo di Cantù, con presente anche il comandante Francesco Coratti. Sono bastate poche domande del pm per far cadere ogni resistenza: «Sì dottore, sono stato io ad accoltellarlo». Da allora, Flavio Briancesco, 49 anni di Mozzate, è rinchiuso in una cella del carcere del Bassone con la pesante accusa di omicidio, per aver sferrato il fendente al petto che ha ucciso Lorenzo Borsani, 36 anni, sempre di Mozzate.
Le famiglie si conoscevano
I due contendenti si conoscevano. La moglie della vittima – con cui da un anno erano separati (e la causa, pare non semplice, era in corso) – e la compagna di Briancesco, sono amiche e si frequentavano da tempo. Per questo giovedì la donna aveva chiesto al compagno dell’amica di farle dei lavori di manutenzione in casa, a una lavatrice. Di certo, Borsani non aveva superato bene l’allontanamento dalla consorte. Sospettava che avesse una relazione con Briancesco, negata categoricamente da entrambe le parti pure di fronte ai carabinieri. Sta di fatto che giovedì pomeriggio, quando il marito si è presentato fuori dalla casa di via Turati a Mozzate, ha visto la macchina del rivale e – questa è l’ipotesi investigativa – gli avrebbe tagliato le gomme. Briancesco (che in realtà, come detto, stava eseguendo dei lavori a una lavatrice) sarebbe uscito per verificare cosa era accaduto e a quel punto Borsani l’avrebbe avvicinato: «E tu cosa ci fai in questa casa?». I due avrebbero iniziato a litigare, incuranti del tentativo della moglie di mettersi in mezzo e di separare i contendenti.
Il coltello tra gli attrezzi
A questo punto, al culmine del litigio, sarebbe comparso il coltello che Briancesco pare avesse nella cassetta degli attrezzi. Un’arma di 23 centimetri, con la lama estraibile della lunghezza di dieci centimetri. Probabilmente sarebbe uno il fendente inferto, anche se toccherà all’autopsia – che verrà effettuata dall’anatomopatologo del Sant’Anna, Giovanni Scola – fare luce su questo punto. Di certo il colpo mortale, in pieno petto, a lesionare l’emitorace sinistro, è stato uno solo. Letale. Impossibile da curare per i medici dell’ospedale di Varese. Mentre confessava, Briancesco non sapeva che il rivale fosse morto. Ora dovrà difendersi dall’accusa di omicidio volontario, rispondendo – presumibilmente lunedì – alle domande del giudice delle indagini preliminari.

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