Cronaca

Arresti domiciliari per don Marco

È stato in cella un’ottantina di giorni. L’avvocato: «Risarciremo le vittime»
Don Marco Mangiacasale (nella foto sotto) ha lasciato ieri mattina la cella del Bassone nella quale era rinchiuso dal 7 marzo scorso. L’ex economo della Diocesi ed ex parroco di San Giuliano a Como (foto a destra), accusato di violenza sessuale continuata su cinque minorenni, ha ottenuto i domiciliari ed è stato trasferito in una struttura collegata all’ambiente ecclesiastico, probabilmente in Piemonte.
«Ha accolto la notizia con grande commozione, ma non è stato comunque un momento trionfale o di festa», fa sapere
uno dei suoi legali, Renato Papa.
I legali del sacerdote avevano subito presentato un’istanza per gli arresti domiciliari, che era stata però respinta.
La scorsa settimana, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Simona De Salvo, ha inviato la notifica della chiusura delle indagini. Ricevuto l’avviso, i difensori hanno presentato una nuova domanda. Venerdì pomeriggio, lo stesso pm ha dato parere favorevole e ieri mattina il giudice per le indagini preliminari Maria Luisa Lo Gatto ha firmato il provvedimento che ha permesso a don Marco di lasciare la sua cella dopo circa 80 giorni di detenzione. Già ieri mattina, i familiari del sacerdote sono andati a prenderlo per accompagnarlo nella struttura nella quale don Marco rimarrà agli arresti domiciliari. «Gli ho comunicato subito la decisione del giudice e l’ha accolta con grande commozione – sottolinea Papa – Non si tratta comunque di un fatto trionfalistico. Don Marco sta vivendo un periodo di profondo dolore e la sofferenza non lo lascia un attimo. Abbiamo individuato per i domiciliari una struttura nella quale il sacerdote potrà continuare il percorso di analisi personale, di maturazione ed elaborazione del dolore e di ricerca di una forma terapeutica».
Dopo l’arresto, i legali difensori di don Marco, Renato Papa e Mario Zanchetti, si sono affidati a Salvatore Zizolfi, noto psichiatra e psicologo comasco oltre che scrittore, particolarmente esperto nella valutazione della personalità in psichiatria e psicologia clinica. Il professionista, già da circa due mesi incontra periodicamente il sacerdote.
«Il percorso terapeutico proseguirà – dice Papa – sempre con lo stesso specialista che già si sta occupando del sacerdote».
La volontà di don Marco di collaborare con gli inquirenti e di risarcire le vittime avrebbe influito sulla decisione del giudice di concedere la scarcerazione. «Non abbiamo fatto pressione per accelerare questo sbocco, ma abbiamo lasciato che le indagini facessero il loro corso – spiega l’avvocato – L’inchiesta ha confermato che, già dal primo interrogatorio, don Marco ha detto tutta la verità, anticipando anche situazioni che non erano ancora emerse e si sono poi rivelate reali. Il sacerdote inoltre manifesta una grande sofferenza per quanto ha commesso. Come abbiamo riferito più volte infine – prosegue il legale difensore dell’ex parroco di San Giuliano – stiamo facendo le necessarie valutazioni per risarcire al più presto le vittime. Questo non vuole rappresentare una mercificazione del dolore, ma è un ulteriore attestato concreto della volontà di alleggerire la sofferenza delle vittime e dei loro familiari. Non si tratta di dare un valore economico al dolore, che non ha un prezzo. Non abbiamo ancora pattuito alcuna cifra non perché stiamo facendo una trattativa commerciale, ma solo perché stiamo procedendo con attente valutazioni per capire come definire l’importo».
In vista del procedimento giudiziario intanto, i legali di don Marco Mangiacasale stanno definendo le strategie più opportune.
«Sicuramente chiederemo un rito alternativo – conferma Renato Papa – Stiamo ancora facendo alcune valutazioni, però, per decidere se procedere con la richiesta di un rito abbreviato immediato oppure se muoverci prima per un ulteriore approfondimento psicologico. Non si tratta di chiedere l’infermità di mente – precisa – ma solo di analizzare al meglio una evidente condizione di fragilità di fronte a determinate pulsioni».
«A breve prenderemo una decisione – conclude Renato Papa – Indubbiamente la scelta è molto delicata perché uno dei nostri obiettivi prioritari è garantire il massimo rispetto delle vittime».
«Vorremmo che il processo non si trasformasse in un ulteriore dolore per le vittime, né tantomeno in uno show che farebbe male a tutti. Faremo il possibile per evitare questa situazione».

Anna Campaniello

27 Maggio 2012

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
Dicembre: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l.
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto